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L'exit strategy di Donald Trump: marcia contro l'aborto e sfida l'impeachment

Donald Trump è il primo presidente Usa a partecipare alla marcia anti-aborto

L'exit strategy di Donald Trump: marcia contro l'aborto e sfida  l'impeachment

Donald Trump marcia contro l'aborto. È il primo presidente Usa a partecipare all'evento mentre infuria la battaglia sull'impeachment. "I non nati non hanno mai avuto alla Casa Bianca un difensore così forte come me" dichiara il tycoon al popolo anti-aborto: in migliaia si sono dati appuntamento a Washington per sfilare nella March of Life, la marcia per la vita.

 "Vinceremo ancora una volta", assicura Trump dal palco allestito al National Mall, riportando il delicato tema dell'aborto al centro della campagna elettorale per le presidenziali a pochi giorni dall'anniversario della storica sentenza con cui nel 1973 la Corte Suprema degli Stati Uniti legalizzò l'interruzione della gravidanza. Una grande conquista per molti, una ferita ancora aperta per tanti altri. "Ogni bambino è un dono prezioso e sacro. Fin dall'inizio della mia presidenza mi sono impegnato a difendere le famiglie e continuerò a farlo", ha affermato il presidente ricevendo lunghi applausi.

I presidenti Usa che in passato si sono opposti all’aborto, tra cui Ronald Reagan e George W. Bush, hanno evitato di partecipare personalmente alla marcia per evitare di essere troppo associati a manifestanti desiderosi di rendere illegale l’interruzione di gravidanza, scegliendo piuttosto di intervenire in collegamento telefonico, inviare messaggi o invitare gli organizzatori a visitare la Casa Bianca. Trump, che nel 1999 in un’intervista si era detto favorevole alla libera scelta delle donne, già durante la campagna elettorale aveva mostrato opinioni contraddittorie. Ora conta sul supporto degli attivisti conservatori in chiave elettorale, senza farne troppo mistero. I democratici hanno «posizioni radicali ed estreme» sull’aborto, ha attaccato dal palco. Questo mentre in Senato l’accusa dei dem ha chiuso l’esposizione del caso sulle presunte pressioni sul presidente ucraino Zelensky a indagare sull’avversario democratico Joe Biden e il figlio, e di ostruzione alle indagini del Congresso.

Da sabato tocca al team di Trump, guidato dal consigliere della Casa Bianca Pat Cipollone e dall’avvocato personale del tycoon, Jay Sekulow. Ne fanno parte l’ex docente dell’università di Harvard Alan Dershowitz; Ken Starr, che guidò le indagini che portarono all’impeachment di Bill Clinton; Pam Bondi, ex procuratore generale della Florida. Nomi di alto richiamo scelti apposta per fare breccia in tv, anche se per ora il pubblico non sembra appassionarsi troppo. Dovranno vedersela anche con uno nuovo risvolto emerso da un video di cui è entrata in possesso l’emittente Abc in cui sembrerebbe chiedere di «cacciare» l’ambasciatrice americana in Ucraina Marie Yovanovitch che lo avrebbe denigrato con diversi interlocutori. a riferire la voce al presidente Lev Parnas, con Igor Fruman, anche lui dato come presente all’incontro registrato, ex socio in affari dell’avvocato personale di Trump, Rudolph Giuliani, finiti poi sotto indagine per finanziamenti illeciti alla campagna di The Donald. Gli stessi che Trump ha negato anche di conoscere. 

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