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L'Iran sequestra una petroliera britannica

L'Iran sequestra una petroliera britannica

Escalation di tensione nel Golfo, con Iran che lancia una nuova provocazione: i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato si aver sequestrato una petroliera britannica nelle acque dello Stretto di Hormuz. Si tratta della Stena Impero, che batte bandiera britannica, costruita nel 2018 e con una stazza di quasi 30 mila tonnellate. Londra ha confermato di aver perso i contatti con la nave e ha chiesto chiarimenti a Teheran.

L’ultima segnalazione su Marine Traffic della petroliera era nel porto of Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, a circa 70 miglie nautiche dall’imbocco dello stretto di Hormuz. La petroliera era diretta verso l’Arabia Saudita quando improvvisamente -ha fatto sapere il governo di Londra - ha lasciato le acque internazionali e all’altezza del Golfo di Hormuz è stata costretta a virare: ora appare diretta, secondo i tracciati radar, verso l’isola iraniana di Qeshm, dove i Guardiani della Rivoluzione hanno una base. Secondo l’armatore, Stena Bulk, e la nave è stata «avvicinata da piccole imbarcazioni non identificate e da un elicottero durante il transito nello stretto di Homuz mentre si trovava in acque internazionali».

Secondo i Pasdaran, la nave ha violato «le norme e i regolamenti marittimi internazionali». Il presidente americano Donald Trump, in un colloquio telefonico con il collega francese Emmanuel Macron, ha avvertito Teheran di non fare «nulla di stupido», altrimenti «pagherà un prezzo che nessun altro ha mai pagato». Parole che fanno seguito alla denuncia dello stesso Trump che aveva dato notizia dell’abbattimento di un drone che nel Golfo si era avvicinato troppo a una nave da guerra americana, la Boxer. Teheran ha però smentito la perdita di un velivolo senza pilota. Nei giorni scorsi, la Marina reale britannica ha sequestrato al largo di Gibilterra una petroliera battente bandiera panamense, la Grace 1, sospettata di trasportare greggio iraniano verso la Siria, in violazione delle sanzioni europee a Damasco. Proprio oggi le autorità di Gibilterra hanno confermato il fermo fino al 15 agosto della nave cisterna che, per l’ Iran, è un «atto di pirateria». teheran aveva preannunciato una reazione «al momento opportuno».

Le tensioni nell’area si susseguono da giorni: il 10 luglio alcune barche iraniane hanno tentato di sequestrare una petroliera britannica ma sono state bloccate da una fregata della Royal Navy che le scortava. La situazione è tale che adesso la Royal Navy ha deciso di inviare un’altra grande nave da guerra nel Golfo Persico, la terza. Appena giovedì una petroliera degli Emirati arabi, la Riah, era stata sequestrata dai Pasdaran con l’accusa di contrabbando di petrolio. Nello Stretto di Hormuz transitano ogni giorno carichi da milioni di barili, pari grosso modo al 35% di tutto il greggio commerciato via mare ed al 20% del totale.

Le tensioni nell’area, che costituisce la rotta dei traffici commerciali e delle esportazioni petrolifere mondiali, si accavallano a quelle tra Iran e Usa per l’accordo sul nucleare. Dopo che il presidente Usa, Donald Trump ha deciso di uscire dall’accordo siglato nel luglio 2015, l’Iran ha deciso di superare i limiti delle riserve di uranio arricchito imposti da quell’intesa. La prospettiva di negoziati sembra lontana: nelle ultime ore, tramite il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, principale sponsor dell’accordo di Vienna, l’ Iran ha fatto sapere che Teheran accetterebbe "formalmente e permanentemente" ispezioni del suo programma nucleare in cambio dell’annullamento definitivo delle sanzioni americani. Per ora Trump ha detto di no, ma la prospettiva di una guerra sembra non piacergli. E chissà che non accetti l’invito di uno dei falchi del regime, l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Trump è un uomo d’azione, un uomo d’affari, in grado di calcolare costi benefici e prendere una decisione. Diciamogli "calcoliamo i costi/benefici a lungo termine per le nostre due nazioni e cerchiamo di avere uno sguardo non miope".

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