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Danni di guerra, la Grecia minaccia la Germania: "Pagate o vi confischiamo i beni"

nazisti atene

I debiti dovevano essere riscossi alla riunificazione della Germania. Ma nel 1990 il cancelliere Helmut Kohl si oppose al pagamento. Oggi Berlino invita a guardare avanti

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Il passato è passato sembra ricordare Berlino. La Germania non terrà un negoziato con la Grecia sulle riparazioni di guerra, perché non c'è ragione di farlo. Lo sostiene il portavoce del ministero delle Finanze tedesco, Martin Jaeger, secondo il quale "si tratta di una questione che è stata già risolta". "Le richieste del governo greco - aggiunge Jaeger - costituiscono una distrazione rispetto ai seri problemi a cui deve far fronte la Grecia". Il premier greco Alexis Tsipras accusa la Germania di usare trucchi legali per evitare di pagare le riparazioni di guerra, legate all'occupazione nazista della Grecia. Il premier fa anche sapere che porterà la questione in Parlamento per studiare il da farsi e decidere se sia il caso confiscare beni tedeschi in territorio greco (il Goethe Institut di Atene, ndr). "Dopo la riunificazione tedesca del 1990 si erano create le condizioni legali e politiche per risolvere la questione. Ma da allora i governanti tedeschi hanno scelto la linea del silenzio, trucchi legali e rinvii", ha spiegato Tsipras. "Mi domando perché in questi giorni c'è un gran parlare a livello europeo di questioni morali: questa posizione è morale?". Il governo greco non ha mai ufficialmente quantificato i danni di guerra da chiedere alla Germania, mentre Berlino sostiene di aver onorato i suoi obblighi dopo il pagamento di 115 milioni di vecchi marchi del 1960, pari a 59 milioni di euro. Secondo Tsipras il pagamento del 1960 copre solo i rimborsi alle vittime dell'occupazione nazista e non le distruzioni subite dalla Grecia durante l'occupazione. Il precedente governo di Antonis Samaras aveva stimato intorno ai 162 miliardi di euro l'ammontare delle riparazioni che Berlino avrebbe dovuto pagare ad Atene. Secondo Tsipras la richiesta di Atene è un "obbligo storico", mentre la Germania si considera esentata dal pagamento dei danni di guerra. Il nodo da sciogliere è il patto di Londra del 1953 nel quale Berlino e altri 21 paesi siglarono un'intesa sui debiti contratti dalla Germania durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. La prima decisione riguardò i debiti contratti fino al 1933, pari a 32 miliardi, la metà dei quali venne cancellata e l'altra metà pagata a condizioni molto favorevoli. Per i debiti legati ai danni della Seconda mondiale si decise invece di rimandare la faccenda a dopo la riunificazione tedesca. Nel 1990 però il cancelliere Helmut Kohl si oppose al pagamento delle riparazioni, spiegando che si trattava di richieste insostenibili, che avrebbero portato la Germania alla bancarotta. Gli Stati Uniti appoggiarono questa posizione. A partire dagli anni Sessanta Berlino ha stabilito degli accordi di compensazione volontari con alcuni paesi per i danni causati dal nazismo e nell'ottobre 2001 Berlino ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato di Londra del 1953. Il governo di Berlino fa sapere che la questione delle riparazioni di guerra è già stata legalmente e politicamente risolta. Così risponde alle ultime rivendicazioni del premier greco Tsipras e del ministro della Giustizia ellenico Nikos Paraskevopoulos. "Dovremmo concentraci sulle questioni attuali e su ciò che speriamo sia un buon futuro per i nostri due paesi", ha dichiarato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert.

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