La scommessa di Musk con Space X in Borsa: portare in orbita tutta l'AI della terra
Investitori in fila per la spinta agli algoritmi con i data center nello spazio dove c'è energia solare illimitata, zero consumi idrici e burocrazia inesistente
C’è un aspetto emozionale nello sbarco in Borsa di Space X, l’azienda aerospaziale che Elon Musk sta per quotare a Wall Street dopo il deposito del prospetto alla Sec (l’autorità di controllo dei mercati finanziari Usa). Alzi la mano chi, tra gli investitori piccoli e grandi, non punterebbe denari sulla creazione di colonie di uomini su Marte o sullo spostamento da Milano a New York su un razzo con tempi simili a spostamenti metropolitani. Il sogno e la visione sono elementi di motivazione per chi mette soldi.
Musk probabilmente riuscirà a costruire sul «pianeta rosso» il primo insediamento umano ma Space X, che conta di raccogliere dagli investitori circa 75 miliardi di dollari (che ne farebbero la società più ricca della storia con una valutazione complessiva di 1750 miliardi) convince gli investitori perché non è più solo una compagnia aerospaziale ma si è trasformata in un colosso delle infrastrutture dell’Intelligenza artificiale a cosiddetta «integrazione verticale». Musk in altre parole sta costruendo un sistema complesso a disposizione di chi tradurrà le potenzialità dell’AI in servizi a pagamento per imprese e consumatori. E dunque in business vero con flussi di cassa regolari e ricavi cospicui.
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È un po’ come la corsa all’oro del Klondike. Allora chi fece subito fortuna non furono gli scopritori di pepite ma chi vendeva loro pale, badili, setacci e attrezzature. Ecco, mantenendo il paragone storico, Musk sta costruendo strumenti avanzati a disposizione di chi estrae valore dall’«oro» di oggi: i dati e la loro elaborazione. La sua visione «spaziale» supera due problematiche che i modelli dell’AI affrontano oggi sulla Terra: la disponibilità di energia elettrica, scarsa rispetto all’assorbimento dei sistemi, e i vincoli di spazio per costruire enormi infrastrutture di elaborazione necessari a far lavorare l’AI.
L’innovazione concreta di Space X, che fa gongolare gli investitori, sta nel superamento dei limiti fisici sul pianeta collocando i data center (i centri di calcolo) direttamente nello spazio. Il loro lancio non è un problema: i razzi del patron di Tesla sono già in esercizio per le agenzie spaziali di tutto il mondo, Nasa in testa.
Nessuna criticità nemmeno per il posizionamento delle costellazioni di piattaforme per i dati nell’orbita bassa: Starlink i satelliti, a quelle altezze, li piazza da decenni.
I fondamentali della quotazione dunque ci sono. E anche la convenienza economica. Sì, perché l’energia per alimentare gli apparati nello spazio, quella solare, è illimitata. Nelle orbite sincronizzate con il movimento del sole l’irraggiamento è continuo, privo di cicli notte-giorno o di interferenze atmosferiche, con un’irradiazione superiore di circa un terzo rispetto a quella sulla superficie terrestre. Su questo dossier Musk si è portato avanti. SpaceX sta già costruendo una fabbrica di celle solari da 10 Gigawatt a Bastrop, in Texas, in grado di fornire massicce quantità di energie alle piattaforme orbitanti.
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Altro punto di vantaggio nello spazio è il raffreddamento dei supercomputer che generano un calore elevato nelle elaborazioni. Sulla Terra servono miliardi di litri d’acqua e sistemi di ventilazione enormi mentre, a migliaia di chilometri dal suolo l’uso di risorse è quasi zero perché il vuoto cosmico agevola la dissipazione termica.
Infine, elemento da non trascurare, è la «zero burocrazia». Lassù non si pagano Imu e tasse sulla proprietà, non si devono chiedere permessi di costruzione ad agenzie ambientali o a miriadi di uffici pubblici. Tutto diventa semplice dove non arrivano funzionari e burocrati dotati di codici e codicilli.
Insomma, oltre al lato romantico che tocca le corde degli appassionati dei romanzi di Jules Verne e la fantascienza di Arthur C.
Clarke, con l’atterraggio di Space X a Wall Street, Musk sta costruendo un ecosistema che gli consentirà di avere la leadership nella rivoluzione economica alle porte spinta dall’uso massiccio, nei processi produttivi, dell’intelligenza artificiale.
C’è di più. Il piano per conquistare il mercato dello spazio, stimato in oltre 26mila mila miliardi di dollari, sfrutta le sinergie con altri asset della galassia di Elon.
Si parte da Starlink, che offre comunicazioni satellitari, e che sarà l’infrastruttura di rete ottica laser per consentire ai data center orbitali di trasmettere i calcoli con tempi di ritardo bassissimi in ogni angolo del pianeta.
Mentre a portare in orbita le stesse piattaforma c’è Starship un «vettore» economico grazie all’abbattimento dei costi di lancio ottenuto con la totale riusabilità dei razzi. Non solo. Nel sistema legato a Space X ci sono anche le altre aziende della galassia come xAI, il chatbot Grok e Tesla.
Nelle strutture di terra già operative con i cluster Colossus e Colossus II, ad esempio, SpaceX ospita già l’hardware di xAI e ha siglato un accordo di leasing da 40 miliardi di dollari con Anthropic, altra società leader dell’AI, che pagherà 1,25 miliardi al mese fino al 2029 per usare la potenza di calcolo di SpaceX.
Un piano concreto che ha messo in conto anche le implicazioni geopolitiche dei canali di approvvigionamento. Per non dipendere da produttori esterni di chip (come Nvidia) nella corsa verso lo spazio, il prospetto di quotazione menziona il progetto Terafab: un’iniziativa di produzione interna di semiconduttori (sviluppata in sinergia con Tesla e Intel) per creare chip ottimizzati per l’ambiente spaziale.
Morale: chi compra le azioni nella Ipo di SpaceX non sta scommettendo solo sui viaggi per Marte o sulle parabole internet per la casa. Al contrario sta finanziando una sorta di «cloud» definitivo: una rete globale di super computer fluttuanti nello spazio, alimentati direttamente dal Sole, che elaboreranno l’intelligenza artificiale del futuro al di fuori dei confini del nostro pianeta. Un futuro non lontano.
I primi lanci operativi dei satelliti dedicati al calcolo AI orbitale sono pianificati a partire dal 2028. La quotazione, su questi presupposti, ha convinto gli investitori. Sono già 23 le banche d’affari, tra le più grandi nel mondo, che si sono messe in fila per avere un pezzetto della società. L’Europa per ora resta a guardare.
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