orlo del baratro

“Situazione drammatica, fate presto”. Appello di Federmeccanica al governo

"La situazione è drammatica, fate presto". È con questo accorato appello al Governo che Federico Visentin, presidente di Federmeccanica, apre l'Assemblea annuale della federazione, rievocando il titolo con cui, nove anni fa, apriva la prima pagina del Sole 24. "All'epoca - ricorda - eravamo sull'orlo di un baratro, oggi ci troviamo, per differenti motivi, in una situazione altrettanto drammatica, che potenzialmente può essere ancora più difficile. I dati, ora come allora, parlano chiaro". Già a settembre Federmeccanica lanciava infatti un allarme tsunami: a giugno la produzione era calata del 3,2% rispetto al mese precedente, e le aziende che, strozzate dai rincari dell'energia e dal costo delle materie prime, rischiavano lo stop erano salite al 7%. Il 60% delle imprese italiane sta perdendo ricchezza "e la grande maggioranza è costretta a riorganizzarsi o a sospendere l'attività produttiva. Numeri questi che sono destinati a peggiorare", afferma Visentin.

 

  

 

A pesare è soprattutto il conto salato dell'energia: "Nel 2019 il conto della bolletta energetica per il sistema industriale era di 8 miliardi. Quest'anno è stimato di 110 miliardi", fa presente il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dal palco. "I numeri sono impietosi e con questi numeri le imprese e le famiglie italiane non ce la possono fare". Un'industria debole significa un'economia nazionale debole e l'industria, "che ha sempre sostenuto il Paese nell'uscita dai periodi di crisi, inizia a entrare in territorio negativo", avverte Bonomi.

 

 

Uno scenario a tinte fosche, quindi, che porta con sé la necessità di decisioni immediate, radicali, soprattutto strutturali. "Il tempo degli slogan e dei bonus è finito", taglia corto Visentin, invocando "un New Deal Italiano capace di invertire trend incancreniti da decenni". A partire dalla questione più urgente: il taglio del cuneo fiscale. Una misura attesa da "troppo tempo", necessaria per riemergere dalla situazione di crisi attuale, secondo gli industriali, che chiedono di partire proprio dalla proposta di Confindustria, che consentirebbe di realizzare una riduzione complessiva stimata di 5,24 punti sui redditi da lavoro dipendente fino a 35 mila euro annui. "Non abbiamo bisogno di 'segnali' con misure temporanee e limitate, così si sprecano solo risorse. Abbiamo bisogno di azioni che 'lascino il segno', che siano di sostanza e destinate a durare nel tempo" evidenzia Visentin. E dal Governo arriva una mano tesa: "C'è l'impegno a sostenere chi produce. Vogliamo usare tutte le risorse a disposizione per valorizzare tutto quello che può creare nuova occupazione ", assicura nel suo intervento la ministra del Lavoro, Marina Calderone.

 

 

C'è poi il capitolo riforme. Serve un percorso che tocchi anche le politiche attive e, secondo Visentin, "va rafforzata e rilanciata l'Alleanza tra pubblico e privato", partendo dal sistema educativo e irrobustendo il dialogo tra istituti scolastici e imprese, e poi supportando Centri per l'Impiego e Agenzie per il lavoro. Si deve poi lavorare sulla crescita dimensionale delle imprese potenziando strumenti già esistenti come Cassa depositi e prestiti e puntando i fari sulle nuove competenze e, quindi, sulla formazione dei lavoratori. E al parterre - che raccoglie oltre Bonomi anche i leader di Cgil, Cisl e Uil, che il 9 incontreranno la premier a Chigi - lancia un messaggio deciso: serve unità, una "alleanza" tra tutte le parti sia per proporre riforme di sistema che per gestire le emergenze. "Nessuna impresa è un'isola, come non lo è nessun imprenditore", chiosa il presidente di Federmeccanica, per poi rivolgersi all'esecutivo Meloni: "Imprese e lavoro stanno battendo un colpo, tocca ora al Governo e al Paese rispondere".