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Snam già pronta alla separazione societaria da Eni

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Inattesa di conoscere tempi e modalità per il deconsolidamento da Eni, che attualmente controlla il 52,53%, il gruppo guidato dall'amministratore delegato Carlo Malacarne ha avviato la campagna pubblicitaria sul nuovo marchio, ma soprattutto ha messo in moto la macchina per ottenere il «rating indipendente» e poter accedere al mercato del debito «entro giugno-luglio». Non preoccupa invece il collocamento della quota che sarà messa sul mercato dopo il deconsolidamento da Eni, che potrebbe arrivare anche al 20%. Secondo Malacarne «Snam è una società che non ha problemi» e nel 2005 «il 10% era stato collocato in 10 minuti». Insegna a parte, che «recupera il marchio storico» per abbandonare il cane che «creava confusione», la sfida di Snam ora è rifinanziare il proprio debito di 11,2 miliardi allo scorso 31 dicembre e poco sotto gli 11 miliardi a fine marzo, nell'ambito di un accordo che ne prevede la restituzione ad Eni entro 6 mesi dalla separazione. «Il decreto - ha spiegato Malacarne in assemblea - stabilirà regole e tempi a fine maggio, ma noi siamo già attrezzati per essere indipendenti». Sono già stati avviati contatti «con 4 banche, una americana, una europea e due italiane», ma poi la platea «sarà più larga», mentre, per quanto riguarda il rating, le agenzie incaricate saranno «probabilmente S&P e Moody's». «Quello che dicono le banche - ha precisato Malacarne - è che noi siamo una società con un profilo di rischio ad A singola, ma non possiamo andare sopra A-», ossia un gradino sopra il rating sovrano dell'Italia (BBB+), dove sono concentrate tutte le attività. Quanto all'accesso al mercato del debito, la società «valuterà tutte le opportunità che ci sono», anche se, «al momento - ha detto Malacarne - non abbiamo un piano e a luglio ne avremo uno più dettagliato». Nel caso Snam è pronta ad «un bridge-loan (prestito ponte - ndr) che possa coprire tutto». Con la separazione da Eni, che stamattina diffonde i conti del trimestre, è tornata poi d'attualità, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi del Financial Times, l'ipotesi di una fusione Snam-Terna, che Malacarne ancora una volta ha preferito «non commentare», così come fonti ufficiali del ministero dello Sviluppo economico: l'operazione, studiata dalle banche d'affari, vedrebbe l'acquisizione del 29% della società dei gasdotti da parte di quella della rete elettrica per un esborso di oltre 3 miliardi di euro. Il manager non ha invece esitato a definire come una operazione che «avrebbe un senso industriale» la possibile acquisizione dell'89% di Tag (Trans Austria Gasleitung).

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