L'industria del farmaco critica la manovra
Eche rischia di far scappare dall'Italia gli investimenti su un settore strategico e ad alta innovazione. Gli imprenditori del farmaco bocciano le nuove norme sulla spesa farmaceutica contenute nella finanziaria, che mettono a carico delle aziende fino al 35% dell'eventuale sforamento del tetto di spesa ospedaliera. E chiedono con urgenza un tavolo con Regioni, Agenzia del Farmaco e ministeri della Salute e dell'Economia per trovare proposte alternative. La richiesta arriva dalla prima conferenza del nuovo presidente di Farmindustria, il 51enne Massimo Scaccabarozzi (nella foto), già presidente e ad della Janssen-Cilag e della Fondazione Johnson&Johnson. La conferenza, nelle intenzioni, doveva servire a presentare Scaccabarozzi e la squadra dei vicepresidenti: Lucia Aleotti di Menarini, Maurizio de Cicco di Roche, Francesco de Santis di Italfarmaco, Daniel Lapeyre di Sanofi-Aventis e Emilio Stefanelli dell'Istituto Biochimico nazionale Savio. Ma i tagli «a sorpresa» contenuti nella manovra finanziaria hanno spostato inevitabilmente l'argomento della discussione. «Da più parti ci era stato garantito, da istituzioni, dal Governo e persino da Fazio, che saremmo rimasti fuori dalla manovra», spiega Scaccabarozzi. «E invece la manovra ci chiama a ripianare il 35% dello sforamento del tetto di spesa ospedaliera, che al 2,4% è evidentemente sottostimato e impossibile da rispettare. Considerando i tempi di pagamento degli ospedali, in sostanza ci chiedono di restituire denaro che le aziende farmaceutiche non hanno ancora incassato».
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