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Il risanamento smentisce i catastrofisti

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Non si è verificata nessuna delle tre possibilità semicatastrofiche che a rotazione venivano adombrate sui giornali e indicate esplicitamente nei colloqui diretti. Poteva essere il turno del dissesto finanziario oppure della vendita ai cinesi data come già avvenuta, comunque si dava per scontato che tra tante possibilità una sola, e cioè quella del tentativo di risanamento, non fosse percorribile. Poi è arrivato Sergio Marchionne, un normale italiano con esperienza internazionale (ma non nel settore automobilistico) e si è messo a lavorare sui nuovi modelli e sulla gestione corrente dell'azienda. Ha avuto il vantaggio di una buona uscita dal contratto con la General Motors, è riuscito a destreggiarsi tra banche desiderose di garanzie forti ma poco interessate a entrare nel controllo diretto dell'azienda, ha chiesto qualcosa allo Stato e forse qualcosa otterrà (comunque molto meno di quanto a Torino riuscivano a ottenere in passato), ha creduto che restava comunque uno spazio anche per un industria molto tradizionale ancorata in Italia anche se multinazionale. Insomma, non ha prestato orecchio ai profeti di sventura e ha tenuto stabile la condotta dell'azienda. Riuscendo a mantenere l'indipendenza gestionale anche di fronte al serpeggiare di qualche possibile incrinatura del fronte dei familiari-proprietari. Così i titoli torinesi hanno ripreso un certo vigore e l'azienda ha anche retto allo sgarbo del San Paolo Imi che ha ceduto le quote azionarie derivate dalla conversione del prestito. Certo, a Torino qualcosa di antipatico è successo. Come ha messo in evidenza il Tempo non sarebbe stato concepibile con Gianni Agnelli in vita che il San Paolo si comportasse con tanta tracotanza. Ma è andata. Così ora a tenere banco sono i bei risultati presentati ieri. Con il debito industriale in calo e il ritorno agli utili perfino del settore auto. E gli ordini della Punto che vanno bene. Il mercato è da un po' che spingeva al rialzo i titoli Fiat, e in gran parte, tolto forse qualche movimento dovuto ai riassetti proprietari, si è trattato di un autentico ritorno di fiducia. Con il suggello finale, ieri, dell'agenzia Moody's che ha spostato da negativo a stabile il giudizio sugli investimenti in Fiat. Un po' di stabilità in più, insomma, che forse potrebbe trasferirsi anche tra i rapporti interni alla famiglia Agnelli.

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