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Mita Medici e Califano «Quei tre anni d'amore finiti per una bugia»

mita medici

L'attrice omaggia il cantante in uno spettacolo

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Ha festeggiato ieri il suo compleanno Mita Medici, durante le prove del nuovo spettacolo "Mita Medici canta Franco Califano” che debutterà il 24 e il 25 agosto al Todi Festival e poi sarà in tournée. L'attrice ripercorre il suo amore durato tre anni per il Califfo, canta alcuni dei suoi brani più noti e rende omaggio a una figura che ha segnato la sua vita, ma che è pure molto amata dal pubblico. Come ha trascorso il giorno del suo compleanno? «Lavorando, ma le prove sono iniziate un po' più tardi, così ho condiviso un pranzetto con amici e collaboratori. Vivo bene il passare degli anni e sento di avere ancora tanto da fare e da vedere nonché molte persone da amare. La vita è un passaggio, una rotazione. Bisogna viverla e farla vivere bene. Se stiamo bene solo noi non conta niente. Oltre alle rughe, ci sono anche le ferite, le cicatrici, non solo del corpo. La penso come Anna Magnani: sono i segni di un'identità, di essere solo noi stessi». In che situazione affettiva si trova? «Attualmente sono singola, lo dico in italiano, ma sono circondata di amore perché ho una mia romanticheria dentro». Perché ha scelto questo spettacolo su Califano? «Mi sta riportando l'amore di e per Franco. Lo rivivo e lo ripenso. È stato una persona vicina della mia vita e sto riscoprendo tanto di lui anche attraverso le sue canzoni in quanto vengo da un genere musicale diverso. Canto 13 brani fra cui "La musica è finita”, "Sto con lui”, un bellissimo testo su una donna dilaniata fra due uomini, uno con cui vive e l'altro che ama, "E la chiamano estate”, che nella sua gaiezza di ritmo è come Franco: mai tragico, mai pesante, ma pieno di pensieri affettivi e malinconia. Interpreto da attrice le canzoni, ma pure poesie sue e alcuni raccordi narrativi che raccontano la sua storia, citando per esempio che ottenne una laurea honoris causa in un'università di New York. Califano non era solo un artista romano, ma molto di più». Quando vi siete conosciuti? «Avevamo in comune l'amico Gianni Minà. Lui mi parlava del Califfo e a lui raccontava di me. Ci siamo incontrati in una casa discografica di Milano. C'era anche Gianni Minà che ci presentò: era destino. Io ero giovanissima, ma credo che ci piacemmo subito. Notai che aveva un sorriso dolcissimo ed era bello. Era più grande di una decina di anni. Ci siamo guardati e mi sembrava strano che si interessasse a me. Era un fanciullo come i poeti e le persone diverse. Abbiamo cominciato a parlare e io ho detto che stavo andando al cinema con alcune amiche. Ha detto che sarebbe venuto con noi. Tornò poi a vivere a Roma, anche se si era prima trasferito a Milano in quanto la musica si faceva lì». La vostra convivenza fu speciale? «Bellissima! Non eravamo certo la famigliola tradizionale. Lavoravamo tanto entrambi ed eravamo presi dagli impegni. Stavamo poco in casa e molto in giro. Nella stessa palazzina romana di Via Castiglione del Lago al Fleming abitavano anche Renzo Arbore e Mario Marenco, tutti più grandi di me. Sono nate tante canzoni lì. Era quasi una comune, creativa, divertente, oggi impensabile». Cosa rimpiange del Califfo? «Mi manca il suo essere una persona vera nelle sue espressioni di affetto e nelle spacconerie. Non c'era mai niente di calcolato in lui. Aveva la capacità di sorprendermi sempre, anche con doni non preziosi, ma pensati. Forse è venuto fuori meno il suo aspetto timido, dolce, quella generosità d'animo che hanno compreso tante persone che ancora gli vogliono molto bene. Ha usato i soldi per gli altri, per i giovani che volevano capire la sua vita fuori dagli schemi. Se ha sbagliato alla fine è perché è stato mal consigliato». Perché finì il vostro legame? «Me ne sono andata per una bugia che mi aveva detto più che per un reale tradimento. Oggi sono sicura che non fosse nulla di davvero grave, ma allora ero giovanissima e impulsiva. Serviva più maturità. È rimasto sempre un rapporto nei nostri cuori». Ha progetti per la futura stagione? «Al Teatro dei Conciatori di Roma a fine aprile curo la regia di "Marisa Pistone operaia”, un testo che ho scritto con Guido Polito e sarà interpretato da Marta Bifano. Si ambienta negli anni Cinquanta e Sessanta e affronta il tema del femminicidio».

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