Sincero fino all'autolesionismo politico
Il travagliato rapporto di Daniele con i partiti e la delusione dalla sinistra Seppe dire grazie alla destra ma non ha mai fatto pace con la Lega
Sincero fino all'ingenuità. E all'autolesionismo. Il rapporto tra Pino Daniele e la politica (e i politici) è stato sì travagliato ma ricco di spunti e di episodi che arricchiscono la leggenda di un artista fuori dagli schemi. Chi si arrischiava ad accarezzare la tigre finiva sbranato. Non faceva mistero di ritenere l'arte del governo «troppo un mondo a se stante» e criticava quelli «affezionati solo al loro potere» che «oggi non sono nemmeno legati a un'idea». E l'idea di Pino si trovava sullo stesso lato del cuore. È stato uno dei maggiori sponsor di Rosa Russo Iervolino nella campagna elettorale del 2001 per le amministrative di Napoli (in un videomessaggio da Udine disse: «È importante guardare i fatti, non le promesse. E a me sembra che di fatti ce ne sono stati parecchi, soprattutto da parte della nostra sinistra») salvo poi asfaltarla quando fu sballottato dallo stadio all'ippodromo a piazza del Plebiscito per il grande concerto per i trent'anni di carriera, nel 2008. «Un paio di cose in piazza prima di me il Comune le ha organizzate (il riferimento è al concerto diretto da Zubin Mehta e allo spettacolo con Roberto Bolle di qualche settimana prima). Per fare il concerto gratis in piazza ci sarebbero voluti i soldi dal Comune. Ma evidentemente per noi non c'erano perché li avevano già impegnati per altri eventi...». Bum. Rosetta in silenzio e applausi per lo scugnizzo dalla voce d'angelo. D'altronde, Pino Daniele era così, prendere o lasciare. Dovette farsene una ragione pure don Antonio Bassolino, il potente viceré della Campania, che con il bluesman napoletano aveva intrecciato un rapporto di amicizia cementato da quella strofa in "Canto 'do mar" che faceva: «Faciteme passà, aggià parla cu Bassolino». Invece, pure lui fece un passo falso. Da presidente della Regione, Bassolino definì Gigi D'Alessio «erede della scuola di Mario Merola» e si beccò una tirata d'orecchie mica da ridere da parte di Pinuzzo: «Ora che Bassolino ha abbracciato Gigi D'Alessio io posso abbracciare Fini o Alemanno. Non ci sono più confini tra idee diverse, né limiti al buongusto». Per la cronaca: l'incontro con Gianfranco e Gianni non lo farà mai, in compenso Daniele si riappacificò con Bassolino e D'Alessio nel giro di qualche mese. Con la destra in effetti non andava granché d'accordo anche se non ebbe problemi a ringraziare pubblicamente l'allora ministro Stefania Prestigiacomo che si era data da fare nel periodo più critico dell'emergenza rifiuti in Campania. Scherzava sulle «epurazioni» e sull'«olio di ricino» che il Polo avrebbe somministrato agli artisti dissidenti e liquidò il disco di Apicella e Berlusconi con un un'alzata di spalle: «Non so nemmeno chi è. Non mi interessa». Conosceva invece - e bene - la Lega e Umberto Bossi al quale diede dell'«uomo di merda» (insulto costatogli un rinvio a giudizio per diffamazione e un risarcimento di 40mila euro) in occasione di una visita a Napoli che aveva visto il Senatùr intonare la canzone Maruzzella e mangiare una fumante pizza margherita. Col Carroccio è stato spesso un corpo a corpo. Alla Lega degli esordi dedicò un verso della hit 'O scarrafone («Questa Lega è una vergogna, noi crediamo alla cicogna e corriamo da mammà») che però stranamente scomparirà nella sua ultima esibizione, il 31 dicembre scorso, in diretta Rai da Courmayeur. E oggi che non c'è più, il governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni ne onora la memoria con un tweet di «dolore e sgomento per l'improvvisa scomparsa di un grande». Poche ore dopo però sulla pagina facebook «Noi con Salvini Italia» sarà pubblicato un post di cattivo gusto da parte di qualche militante dalla memoria lunga: «Pino Daniele è stato un grande artista, ma ha offeso più volte la Lega Nord, così come Massimo Troisi». Immediato il diluvio di polemiche sul web tant'è che il leader padano Matteo Salvini sarà costretto a correre ai ripari e chiarire: «Non voglio dire ipocrisie. Mi spiace perché era un grande artista ma ascolto altra musica». Chissà che cosa direbbe oggi, Pino di tutto questo. Forse solo «Je so' pazzo... Je so' pazzo... Nun nce scassate 'o cazzo».
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