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Norman Rockwell, inventore del sogno americano

La mostra sull'artista statunitense da martedì nella Capitale. A Palazzo Sciarra più di cento dipinti, foto e copertine

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Personaggi positivi, rassicuranti, fiduciosi, familiari e coinvolgenti. La realtà che si fa pittura e storia, la storia di un mito, quello americano, che va ben oltre il confine degli Stati Uniti. L'arte di Norman Rockwell non è solo all'origine della rappresentazione ma persino della stessa reinvenzione del sogno a stelle e strisce. La spensieratezza delle origini, le tematiche civili come il dramma dell'apartheid, la campagna e i piccoli centri rurali sono soltanto alcuni temi che hanno fatto dell'artista statunitense uno dei più amati e rappresentativi del ventesimo secolo. Contro il mondo patinato delle metropoli, Rockwell scelse sempre la famiglia americana con le sue grandi gioie e le piccole conquiste di tutti i giorni. Alla sua produzione artistica la Fondazione Roma dedica una retrospettiva che sarà ospitata da martedì all'8 febbraio nel Museo Palazzo Sciarra (via Marco Minghetti 22 - angolo via del Corso). La mostra è intitolata «American Chronicles: The Art of Norman Rockwell» ed è curata da Danilo Eccher (direttore della GAM di Torino) e Stephanie Plunkett (Chief Curator del Norman Rockwell Museum). L'esposizione è un viaggio attraverso la produzione di Rockwell. L'artista ha creato un immaginario e uno stile unico, fatto di realismo minuzioso e allo stesso tempo tenue, di colori non stridenti ma armonici, di scene dal taglio fotografico animate da protagonisti che ricordano il cinema di Frank Capra o Billy Wilder, i romanzi di Dickens e i fumetti Disney. In mostra ci saranno più di cento dipinti, documenti e fotografie e la raccolta completa delle più di trecento copertine originali del «Saturday Evening Post». Norman Rockwell fu senza dubbio uno dei più acuti osservatori e narratori della società statunitense del secolo scorso, spesso citato con l'appellativo di «artista della gente». Le sue illustrazioni, minuziose e lievi, dirette al cuore più che alla mente, hanno descritto per più di cinquant'anni (dagli anni Dieci agli anni Settanta), sogni, speranze e ideali, riflettendo e, allo stesso tempo, influenzando comportamenti e pensieri degli americani del XX secolo. La mostra, voluta dal Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, segue la scia dei progetti già realizzati in passato e dedicati all'arte americana quale promotrice di un linguaggio che, dal secolo scorso, è diventato internazionale. Nella programmazione culturale del Museo Fondazione Roma non poteva, dunque, mancare una mostra dedicata a Rockwell. «Un evento che sottolinea la mia considerazione per le correnti artistiche americane – spiega il Presidente Emmanuele Emanuele, che conobbe l'opera dell'artista nel 1966, durante un soggiorno negli Stati Uniti – già manifestata con le mostre dedicate a Edward Hopper, Georgia O'Keeffe e Louise Nevelson. L'appuntamento con Rockwell è senza dubbio un'occasione esclusiva per ammirare la produzione di un artista che ha raccontato l'affascinante storia del suo tempo (il Novecento americano) con opere dal contenuto emblematico ed evocativo. Le composizioni di Rockwell, infatti, non sono soltanto semplici illustrazioni ma riflettono pienamente e in modo persuasivo il mondo che le circonda. Si potrebbero paragonare a finestre aperte sulla vecchia America, in cui l'autore stesso ama sporgersi per osservare, riflettere o semplicemente divertirsi: immagini cariche di fiducia per la conquista di quei valori che oggi sono fortunatamente realtà». L'esposizione è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dal Norman Rockwell Museum di Stockbridge (Massachusetts) e dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, in collaborazione con La Fondazione NY e la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Roma.

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