Franco e Ciccio, il potere eterno della dissacrazione
Sessant'anni fa si formava la grande coppia comica. Un caso unico nel cinema e nella rivista: la parodia diventava nuova «classicità»
«E allora sentiamo, dove siete nati?». «Ad Agrigento». «E in che stato si trova?». «In pessimo stato, specialmente quando piove». C'è qualcosa di eterno e di dissacrante, a prescindere, nella comicità e nella complicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, due comici del sud del sud dei santi che si sono accoppiati (in senso artistico, ovviamente) sessanta anni fa. Nelle loro parodie, basta vedere il dialogo che apre questo articolo, tratto dal film I due figli di Ringo , si insegue un depensamento, raro e forse unico nel cinema e nella rivista italiana, un uscire dal senso che va oltre Totò e le sue coppie storiche, prima di tutte quella con Peppino De Filippo. Perché nell'incastro tra Franco e Ciccio c'è un amplesso artistico, un eros e thanatos dove Franco incarna il linguaggio del corpo e Ciccio il tentativo incespicato e ilare di razionalità. Lo stupido e l'intelligente, l'ingenuo e lo scaltro, come nella parodia del film cult di Marlon Brando, Ultimo tango a Parigi che nell'interpretrazione e rivisitazione della coppia siciliana diventa Ultimo tango a Zagarolo , un paesino sperduto del Lazio. Un disincanto a cominciare dalla trama, con il protagonista che la moglie tiene a stecchetto per nutrire l'amante nascosto in soffitta. Per questo Franco andrà a vivere da solo ed incontrerà una giovane donna misteriosa e viziosa. Questa lo coinvolgerà in giochi erotici particolari, ma lo lascerà affamato come prima. Quando sembrerà che la moglie sia defunta, Franco si illuderà di aver finalmente terminato di tirare la cinghia, ma si tratterà invece di un'ulteriore fregatura. Qui siamo oltre la commedia dell'arte, perché nel divertimento e nella leggerezza si riscrivono i grandi classici. Parodie, certo, che però l'interpretazione di Franco e Ciccio rendono grandi classici della dissacrazione. Ecco, forse il capolavoro comico della coppia che ha debuttato assieme sessant'anni fa, sta proprio qui, nel diventare classico della dissacrazione, istituzione eversiva, comicità snaturata ma tradizionale. Insomma, Franco e Ciccio hanno insieme inventato un genere che dura ancora oggi nelle teche ma che nessuno è stato in grado di reinterpretare con la stessa intensità e libertà. In fondo gli anni Sessanta e Settanta non sarebbero stati gli stessi nel cinema comico italiano senza Franco e Ciccio. Due talenti che dopo aver messo il nome in ribalta si sono lasciati andare anche a sconfinamenti con e nella televisione ma senza mai smarrire la loro anarchia di testo e di smorfie. Forse per capirlo a fondo sarebbe davvero necessario tornare ai loro inizi. All'essenza del nascere della coppia. Francesco Ingrassia nato il 5 ottobre 1922 a Palermo, quarto di cinque figli che terminò solo le elementari, dedicandosi poi a vari lavoretti. Nel 1938 diventerà calzolaio, lavoro che avrebbe mantenuto fino al 1944. Ma al tempo stesso Franco si dedicava al teatro, lavorando con Enzo Andronico nel trio Sgambetta. Due vite parallele, separate di pochi anni alla nascita, quella di Franco e Ciccio, con Franco Franchi che nasce il 18 settembre 1928 nel capoluogo siciliano (sempre Palermo), quarto di tredici figli. Non riuscendo ad ottenere neanche la licenza elementare, si dedicherà subito al lavoro. L'incontro della coppia d'oro avverrà nei vicoli di Palermo, per caso. Franco cercava di inserirsi nell'ambiente teatrale andando al bar frequentato dagli artisti e provava ammirazione per Ciccio, che era già un attore affermato ma povero. Anche Ciccio però ammirava Franco, ritenendolo pieno di buone potenzialità. Nel 1954, la compagnia teatrale di Pasquale Pinto si sposterà da Napoli a Palermo. Un attore, Nino Formicola, si ammalerà e il capocomico Giuseppe Pellegrino si dovrà occupare di sostituirlo: la scelta cadrà su Ciccio. Ingrassia, però, era tornato a lavorare come tagliatore-modellista di calzature e rifiutò, proponendo di contattare Franco. Pellegrino, che non era convinto della scelta, in quanto avrebbe dovuto ingaggiare uno sconosciuto che non era neanche un vero attore, controproporrà a Ciccio di ingaggiarli assieme. Ed entrambi furono assunti. Avrebbero dovuto semplicemente interpretare la canzone Core 'ngrato , ma Franco propose una variante: Ciccio avrebbe cantato mentre lui lodisturbava. Debuttarono al teatro "Costa" di Castelvetrano e ne venne fuori uno sketch che ebbe un grande successo tra il pubblico. Il numero, che all'inizio durava circa cinque minuti, negli spettacoli successivi raddoppiò la propria durata e fu portato anche al Salone Margherita di Napoli. In quel debutto c'era già un grande avvenire davanti le scapole (anziché dietro le spalle), perché come scherzavano i due con una battuta, «nella vita ci sono le cose vere e le cose supposte, se quelle vere le mettiamo da parte, le supposte dove le mettiamo?».
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