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La «damnatio memoriae» dell'architettura fascista

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L'architetto Massimo Zammerini, ricercatore presso la Facoltà di Architettura dell'Università la Sapienza, è un profondo conoscitore della storia di via dell'Impero e dei progetti che l'hanno...

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L'architetto Massimo Zammerini, ricercatore presso la Facoltà di Architettura dell'Università la Sapienza, è un profondo conoscitore della storia di via dell'Impero e dei progetti che l'hanno riguardata. Zammerini, autore del saggio «Concorso per il Palazzo Littorio», edito da Testo & Immagine, 95 pagine, euro 12,39, ha inoltre recentemente vinto il premio della Triennale di Architettura di Sofia con un progetto di ispirazione razionalista. Architetto Zammerini, quale fu il rapporto tra via dell'Impero e il mai realizzato Palazzo Littorio? «Durante il fascismo sulla appena realizzata via dell'Impero serviva un palazzo per uffici, ma che fosse anche un "arengario", che avesse cioè il balcone dal quale Mussolini si affacciava per i suoi discorsi». Un balcone «alternativo» a quello di piazza Venezia? «Esattamente. Tra piazza Venezia e il Colosseo si sarebbe dovuto situare il nuovo e antichissimo centro della romanità. Appunto nel cuore degli antichi Fori, con il Palazzo del Littorio dal quale partivano due assi viari: a destra la via del Mare lungo via dell'Impero, l'attuale viale Aventino e poi la via Ostiense fino al mare e, a sinistra, la via dei Monti, partendo da via Labicana fino a raggiungere i Castelli». Chi fu l'architetto che studiò questi concetti? «Il più rappresentativo fu Piacentini, ma in realtà l'architettura fascista è il frutto di diversi architetti». Questi argomenti sembrano essere più studiati all'estero che in Italia... «Purtroppo sì, è la damnatio memoriae di una architettura, quella fascista, che, al di là delle considerazioni politiche fu un vero e proprio stile, molto studiato. All'estero».

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