Contro la cellulite non si vince mai
La prova costume «colpisce» ancora ma agli uomini piacciono le curve
Donne italiane di tutte le età, consolatevi. Pur facendo il possibile per combatterla, lei torna più di una volta. E colpisce, costringendovi ad andare in spiaggia bardate come Omar Sharif. Capita a tutte. Belle e brutte. Magre o cicciottelle. Sedentarie o sportive. Siamo condannate a fare i conti con la pelle a «buccia d'arancia». Il motivo è semplice: è la «livella» delle donne, per dirla alla Totò. Il nodo che viene al pettine. Vale poco sapere che gli uomini sembrano non accorgersene. Avvistata su cosce, ginocchia, glutei, addome e persino le braccia è «il» problema di 8 italiane su 10. E tra quelle otto ci sono anche Ilary Blasi e Laura Chiatti, che non fanno una piega nel mostrare i loro difetti sul bagnasciuga. Non è da meno Elena Santarelli che, dopo aver mostrato lo scorso anno le smagliature, questa estate si è «autodenunciata» sul suo blog www.ladysanta81.it. La scena si ripete anche su altri lidi dove Scarlett Johansson, Cameron Diaz, Julia Roberts, Eva Longoria, Kate Moss e Gisele Bundchen esibiscono quel tessuto adiposo, simile al pane bagnato. Inutile arginarlo con creme, trattamenti estetici, cibo, spray e jeans ad hoc. È tutta colpa dei capillari: ogni volta che si dilatano, dalle pareti fuoriescono dei liquidi che si annidano tra le cellule, divenendo una sorta di «casetta» per gli adipociti. E la malattia più democratica che ci sia esce allo scoperto. Ormai c'è chi l'ha scovata anche sui marmorei fondoschiena carioca. Dunque, a meno che questa non sia un'annata particolarmente infausta, non ci resta che accettare questa caricatura massiccia della femminilità dovuta a uno scompenso ormonale. Lo dice anche Pierre Dukan, guru della dieta, autore di un manifesto provocatorio contro l'eccessiva magrezza. Titola «Ama le tue curve» (Sperling & Kupfer) ed è una scesa in campo del medico a fianco delle donne, contro i condizionamenti della moda e di una società legata a falsi miti. Per giunta nocivi. Perché la bellezza non è magrezza. La bellezza è linee sinuose, forme dolci che intrigano. E rassicurano. L'arte e l'antropologia lo insegnano. Il nutrizionista più chiacchierato e (alla fine) seguito dell'ultimo decennio lo ribadisce: «Nel corpo femminile è presente un tipo di grasso la cui funzione è proprio di dare e riempire le forme tipiche, e quindi seni, fianchi, cosce e ginocchia. Questi caratteri denotano una costituzione normale, mentre la diversa conformazione indica la sensibilità di ciascuna donna alla follicolina. Se siete molto femminili e avete una reazione molto spiccata a questo ormone, allora in voi forme, umore e comportamento saranno molto contrastati. Se, invece, siete insensibili a questo ormone, sarete piatte, senza seno né fianchi, presenterete una bizzarra peluria e avrete una voce in falsetto. Ma se, sconfinando nel patologico, le vostre reazioni sono di una violenza anomala, allora rischiate seriamente di veder comparire sulle cosce ciò che convenzionalmente è chiamato cellulite». In pratica funziona come un laccio emostatico che impedisce il riflusso del sangue, ma è la famosa culotte de cheval: s'infiltra e deforma. Il punto è un altro: possiamo metterla ko? «Sì, risolvendo i problemi ormonali», dice Dukan, sottolineando però che, anche dimagrendo, non riusciremo a modificare le zone malate. «L'unico grasso di cui vi libererete sarà quello immagazzinato in altri punti del corpo: il busto, la vita e il viso si scaveranno, vi si potranno contare le costole, ma la parte inferiore del corpo, quella contro la quale vi siete scagliate e accanite, resisterà immutata. E così, giunte al termine del vostro eroico esperimento, cos'avrete ottenuto? Un corpo ancora meno armonioso di prima, in cui la cellulite, isoletta dell'abbondanza circondata di magrezza, spiccherà ancora di più, come il naso in mezzo al viso».
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