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di Carlo Antini Musical che mania! Che racconti storie spirituali o l'ascesa di una rozza fioraia poco importa.

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Earricchisce il botteghino. Basti pensare al tutto esaurito per 25 giorni consecutivi registrato da «Il vizietto - La cage aux folles», andato in scena al Teatro Manzoni di Milano con la coppia Enzo Iacchetti e Marco Columbro. E la Capitale non sta certo a guardare. Fino a domenica al Teatro Brancaccio andrà in scena «Siddharta», liberamente ispirato all'omonimo capolavoro di Herman Hesse. «Siddharta» racconta in musica la continua ricerca verso l'illuminazione da parte di un principe destinato alla sola bellezza che, spogliandosi delle sue vesti, lascia il suo castello dorato per scoprire la vera essenza della vita e le ragioni dell'esistenza umana. La regia dello spettacolo è affidata a IsaBeau, le coreografie a Chiara Valli. Le musiche originali sono «griffate» Isabella Biffi, Fabio Codega e Beppe Carletti (storico tastierista e fondatore dei Nomadi) e rappresentano un intreccio di sonorità etniche, indiane dell'epoca con le sonorità moderne. Le canzoni accompagnano le emozioni di tutto lo spettacolo e sono protagoniste durante la gioia della nascita, la magnificenza della gloria, il dramma della morte, la lotta per la ricerca interiore e la totale felicità della ritrovata illuminazione. I quadri che compongono il musical sono «la festa a castello per la nascita del principe Siddharta»; «la morte della madre»; «la crescita nel castello dorato»; «l'incontro con Nisha e la rivelazione delle 4 sofferenze»; «la decisione di Siddharta di abbandonare il Castello, le vesti di un principe e diventare un samana alla ricerca dell'illuminazione»; «Bodhi e l'attacco dei demoni»; «l'incontro con "gotama" il budda venerabile e la scelta di abbandonare il suo migliore amico Govinda»; «la prima illuminazione di Siddharta»; «l'incontro con Vasudeva, il barcaiolo il vero saggio che gli insegnerà ad ascoltare il fiume»; «l'incontro con Kamala...la dea dell'amore»; «la fuga di Siddharta da Kamala e la scoperta di un figlio»; «la morte di Kamala e la sofferenza di Siddharta»; «gli anni nella foresta e la sua completa illuminazione»; «la scoperta di come poter raggiungere la felicità legata alla nostra interiorità e alla felicità degli altri». La mania per le storie musicali non è finita qui. Non è da meno il Teatro Sistina, dove Vittoria Belvedere e Luca Ward replicano con «My Fair Lady». Lo spettacolo, firmato da Massimo Romeo Piparo, proseguirà fino a domenica nella Capitale per poi continuare in una tournée per i principali teatri italiani. Si tratta di uno dei più amati classici della storia del musical: «My Fair Lady», la favola della povera e rozza fioraia trasformata in principessa da un ostinato e burbero professore di fonetica. La cultura, la conoscenza della propria lingua, gli strumenti per un'elevazione sociale, sono il fulcro narrativo dello spettacolo. Oltre al milanese «Il vizietto», per la premiata ditta di Massimo Romeo Piparo si tratta di una doppietta di tutto rispetto. Ma il successo al botteghino spinge tutti a lavorare sodo. E dietro le porte c'è un altro successo annunciato, con un investimento di oltre due milioni e mezzo di euro, 102 persone al lavoro e un altro musical pronto per la messa in scena. Questa volta si tratta di «The Full Monty», anche questo liberamente ispirato all'omonimo film di Peter Cattaneo che ha fatto epoca con la sua parodia degli spogliarelli al maschile. Lo spettacolo al quale si sta lavorando avrà un cast che vedrà insieme sul palco Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Paolo Ruffini, Gianni Fantoni, Sergio Muniz e Jacopo Sarno.

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