Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Pacco dono col fascino delle menti sataniche

default_image

Arriva in libreriaDa Poe a Dorian Gray in «Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti»

  • a
  • a
  • a

Pensiamoal romanzo di Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray". Il protagonista è un giovane che della propria bellezza ha un culto devoto e appassionato, e a cui un amico pittore regala un ritratto che ne esalta il fascino. Ma il trascorrere degli anni e la scelta di una vita dissoluta, all'insegna della crudeltà, minacciano la purezza di quei tratti che solo un demoniaco voto segreto consente di conservare inalterati: Dorian Gray potrà restare inspiegabilmente giovane, sarà il suo ritratto ad invecchiare e a portare i segni di una esistenza trascorsa tra i vizi e i delitti. Fino a un esito in cui tutti i nodi del prodigioso e del mostruoso vengono sciolti, in linea con quel codice morale cristiano, e soprattutto vittoriano, che l'esteta Wilde era ben lungi dal condividere… Ma Dorian Gray è solo la più nota icona del maledettismo coniugato alla bellezza e al gioco d'azzardo contro il tempo che la fa sfiorire: il tema, come dicevamo, ha una indiscutibile forza attrattiva, e molti sono gli autori che lo hanno svolto. Assegnandogli un posto di spicco nella propria produzione narrativa- come è il caso di Edgar Allan Poe o Joseph Sheridan Le Fanu- o cimentandosi con esso occasionalmente ma con vigile "partecipazione", come capitò a Luigi Capuana e a Luigi Pirandello. Tutti presenti con un bel corredo di fantasie e fantasmi in una antologia or ora edita da Skira ("Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti", a cura di Enrico Badellino, pp. 192, euro 18,50). Dove ben figurano anche testi di Prosper Mérimée, Emile Erckmann e Alexandre Chartrian, Charles Dickens, Edith Nesbit, Montague Rhodes James. Tutti all'insegna di nobili ascendenze: prototipo, infatti, dei cercatori di bellezza, è un personaggio mitologico come Pigmalione che, nella tradizione virgiliana compare come re di Tiro e la cui storia Enrico Badellino evoca, nella sua stimolante introduzione, attraverso la poesia ovidiana delle "Metamorfosi". Ovviamente siamo di fronte a un luminoso orizzonte di prodigi: Pigmalione si innamora di una statua d'avorio e chiede all'"aurea Venere" di infondere la vita in quello splendido simulacro. E la dea esaudisce il suo desiderio, rendendo possibili le nozze tra l'uomo e la statua che aveva cominciato a vibrare di vita, nel momento in cui l'amante aveva preso a coprirla di baci. Una bella storia: decisamente drammatiche, invece, quelle contenute nell'antologia, dove compaiono statue gelose, vendicative e assassine, dipinti e incisioni che, carichi di forza profetica, prefigurano orribili delitti. Ma se vi sono cari gli itinerari della "paura", con annessi e connessi eccitanti "brividi"- ed è noto che, paradossalmente, le dolci atmosfere natalizie propiziano le incursioni nell'orrore-, troverete in libreria ghiotte occasioni. A partire da Poe, già presente nell'antologia di Skira con un "classico" come "Il ritratto ovale" e di cui Mursia propone un gioiello nero-cromato come "Il giocatore di scacchi di Maelzel" (pp. 73, euro 4,90): al centro, il meraviglioso (magico?) Automa creato nel 1770 dal barone von Kempelen per Maria Teresa d'Austria e poi passato nelle mani di Mr. Maelzel che portò la "macchina" negli Stati Uniti. Ai frequentatori del "thriller", giocato non solo sui meccanismi del giallo, ma anche dell'invenzione bizzarra, della provocazione, dell'irriverenza che penetra nei bassifondi del "vissuto" e tutto squaderna con compiaciuta ferocia, consigliamo le dodici storie contenute in "Le Prince noir" (Aisara, a cura di Alessandro Greco, prefazione di Sergio Quadruppani, Aisara, pp. 288, euro 16), vere e proprie "pietanze", tutte cotte "al sangue" e ispirate alle "ricette" letterarie di André Héléna, "principe" in abito scuro/oscuro, scomparso quarant'anni fa. Se poi ad affascinarvi è il lirismo visionario di una "cronaca" nera che più nera non si può, ecco un autore che, al suo esordio narrativo, dimostra un raro talento nello scialo di invenzioni orrifiche riccamente tessute di echi letterari e di suggestioni attuali: si tratta di Filippo Strumia, psichiatra e psicanalista romano, che in "Flumen" (Elliott, pp. 317, euro 16,50) ci rimescola le viscere a colpi di cazzotti nello stomaco e di intricate riflessioni su bene e male, angeli e demoni, delitti e castighi. Il tutto a partire dal ritrovamento del cadavere di un benzinaio, arso vivo, con le mani legate e attorniato da sei lucertole carbonizzate. Un macabro rituale? O che altro?

Dai blog