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Per gli antichi egizi la cosa più importante era, arrivati al termine della vita terrena, essere mummificati e messi dentro un ricco sarcofago.

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Èla storia ricostruita, insieme al suo volto, di un antico egiziato. Ha la mandibola squadrata, gli zigomi pronunciati; il naso piuttosto grande, e una carnagione color terra. E ha più di 2.100 anni. È il volto della mummia Wehem-Ef-Ankh, «Colui che torna a vivere», ed è stata mostrata ieri per la prima volta in una conferenza all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, che partecipa al «Mummy Project». Il volto è scolpito su un blocco di gesso a grandezza naturale. Secondo gli esperti l'approssimazione alla realtà è del 95%. Il «Mummy Project» è un centro di ricerche finalizzato allo studio dei reperti organici, in particolare mummie umane e animali, attraverso analisi effettuate con le più moderne tecniche di indagine medica e investigativa. Il suo scopo è restituire un'identità alle mummie e l'impresa è riuscita anche con il sarcofago di Ankhpakhered, conservato al Museo Civico Archeologico di Asti. Secondo le iscrizioni, Ankhpakhered era un sacerdote del dio Min, divinità legata alla fertilità e alla sessualità, ma il corpo che aveva trovato rifugio nel sarcofago non apparteneva a lui. Wehem-Ef-Ankh, anzi, è stato seppellito nel sarcofago centinaia di anni dopo, come hanno testimoniato le analisi scientifiche; e le ultime indagini «hanno confermato che si tratta di una mummia originale , spiegano gli esperti, e non di un falso ottocentesco come ipotizzato da qualcuno». Gli specialisti hanno scoperto che la persona poi mummificata è morta tra il 400 e il 100 a.C., a circa 40 anni. Non aveva nessuna carenza nutrizionale nè abusava di sostanze stupefacenti, che venivano consumate già allora. La mummia, però, è molto diversa da come si dovrebbe presentare un corpo imbalsamato: all'interno si trova infatti uno scheletro, sostenuto da una sorta di barella di canne. Infine, dalle analisi è stato possibile dedurre il tipo di lavoro che svolgeva Wehem-Ef-Ankh: «Di sicuro un lavoro estremamente faticoso - concludono gli esperti - gli arti inferiori risultano significativamente logorati, le ginocchia in particolare, come se quest'uomo trasportasse con frequenza dei pesi notevoli. Grosse pietre, ad esempio. Ma questa, ovviamente, è soltanto un'ipotesi».

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