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di Carlo Antini Il genio di Andy Warhol movimenta la stagione estiva delle mostre.

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Siintitola «Andy Warhol Headlines» («Andy Warhol e i media»), la mostra che verrà ospitata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dal 12 giugno. Realizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, il Museum fur Moderne Kunst di Francoforte, The Andy Warhol Museum di Pittsburgh (Pennsylvania), la grande rassegna è stata curata da un eccezionale team di studiosi dell'opera di Warhol: Molly Donovan con John J. Curley, Anthony E. Grudin, John G. Hanhardt, Calie Angell e Matt Wrbican. La mostra itinerante è infatti costituita da un gruppo cospicuo di opere, in cui le notizie vengono elevate a livello artistico. In questo modo, Warhol ricorda al pubblico che un fatto, anche se scioccante, non diventa notizia finché non viene tradotto in un titolo, finché non gli viene data una forma grafica. Una parte di questi lavori sono stati definiti dai critici «nature morte politiche» e non sono mai state viste in Italia. Si tratta, ad esempio, di «Hammer and Sickle» (1972), della serie dedicata a falce e martello, la cui fonte d'ispirazione per Warhol fu appunto l'Italia. In «Warhol: Headlines», per la prima volta, la relazione tra Warhol e i media non è analizzata attraverso icone (ritratti di celebrità o immagini pubblicitarie), ma attraverso simboli linguistici. Meno conosciuta delle Marilyn o del Ketchup Heinz, questa fase della sua produzione presenta maggiori legami con altri fenomeni artistici, quali la poesia concettuale e quella visiva, o l'attuazione di importanti collaborazioni con altri artisti come Keith Haring. A Otranto, invece, le celeberrime Marilyn e Campbell's Soup. La prima rassegna ad aprire è «Andy Warhol. I want to be a machine», al Castello Aragonese di Otranto (Lecce) dal 27 maggio al 30 settembre. Curata da Gianni Mercurio, l'importante esposizione riunirà circa cinquanta opere provenienti da collezioni private italiane e realizzate dall'artista americano con la tecnica meccanica della serigrafia. La selezione presenta i temi fondanti dell'estetica di Warhol: dal mito bellezza-successo rappresentato dalla serie delle Marilyn alla riflessione cinica e spiazzante sul consumismo, ormai identificata con la celebre Campbell's Soup, fino ai simboli tragici, che trovano il loro apice nelle Electric Chair. Non mancheranno, inoltre, opere significative come la serie dei Flowers, il Vesuvio (realizzato in occasione del suo soggiorno napoletano su invito del gallerista Lucio Amelio), le icone del potere (Falce e Martello, Dollar Sign) e altre ancora. Nella sua carriera Andy Warhol ha sostenuto e sperimentato anche altre forme di comunicazione, come ad esempio il cinema e la musica: ha prodotto alcuni lungometraggi e film, ha sostenuto alcuni gruppi musicali - in primis i Velvet Underground con Lou Reed, la cui famosissima copertina dell'album d'esordio è stata disegnata dallo stesso Warhol, e numerosi artisti anche stranieri tra cui la cantante italiana Loredana Bertè, ha scritto libri e biografie. Il pensiero «commerciale» di Andy Warhol spaziava in ogni campo. «Blow Job» (telecamera fissa per 35 minuti sul volto di un uomo che compie un atto sessuale) e «Lonesome Cowboys» sono alcuni esempi di film che ritraggono la cultura (gay) newyorkese del tempo, censurati e distribuiti solo con il passaparola. Altri lavori, certamente d'avanguardia, mostrano ad esempio un uomo che dorme per cinque ore e venti («Sleep», 1963): in soli cinque anni, cortometraggi e lungometraggi di sperimentazione artistica attraverso la telecamera. Alcuni di questi film furono trasmessi al pubblico dopo trent'anni dalla data di pubblicazione dei lungometraggi, soprattutto in occasione di mostre e antologie del pittore organizzate in molti musei del mondo. È stato anche fondatore della Factory, luogo in cui giovani artisti newyorkesi potevano trovare uno spazio collettivo per creare: qui sono nati o passati per un breve periodo altri famosi artisti come Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente e Keith Haring. La modernità di Warhol deve ancora essere compresa nella sua interezza. Le sue visioni e le sue anticipazioni di tendenze hanno creato attorno a lui un vero e proprio alone di mito. Andy Warhol continua a leggere la realtà con una lucidità che ha ben pochi eguali. La cultura pop stava compiendo i suoi primi passi. E già Warhol ne aveva analizzato la natura e previsto gli sviluppi. Tutto questo mantenendo inalterata la capacità di influenzare non soltanto il pensiero artistico ma anche la politica dei media. Che divennero consapevoli di avere un'enorme potere da utilizzare. E lo avrebbero fatto a piene mani. Andy Warhol lo sapeva e anche oggi continua a fare tendenza.

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