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Sciuscià in digitale, ovvero miseria e nobiltà nel 1946

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ASan Lorenzo c'erano macerie, gli sfollati riempiano certi palazzoni - una camera a famiglia, la tenda a dividere il letto dal fornello - i cappotti erano di paglia pressata. Gli interni furono ricostruiti negli studi della Scalera Film, alla Circonvallazione Appia. Gli esterni avevano gli scorci squassati dei Lungotevere o il brulichio di via Veneto, dove i ragazzini lustrascarpe davano di gomito per far brillare le scarpe degli yankees e speravano nel futuro. Film neorealista, più di «Roma città aperta» per il quale Rossellini ingaggia Anna Magnani e Aldo Fabrizi. No, per Sciuscià De Sica punta la macchina da presa solo su facce di non professionisti. Ragazzini. Inquadrati dietro le sbarre del riformatorio, quel San Michele a Ripa dove piccoli ladri, truffatori, rapinatori - per fame o per il sogno di comprarsi un cavallo - ingollano brodaglia, si ammalano di tisi, prendono scudisciate. Il Festival del Film di Roma è stato la cornice per rivedere Sciuscià in digitale. Operazione resa possibile da un mecenate, la Tod's dei fratelli Della Valle che già si sono impegnati per il Teatro alla Scala e ora nell'impresa del Colosseo. C'era Andrea Della Valle alla proiezione della pellicola povera di mezzi ma ricca di autori (Sergio Amidei e Cesare Zavattini, tra gli altri). «Capolavori come Sciuscià fanno parte del patrimonio che abbiamo il dovere di proteggere e consegnare ai giovani», ha detto. E poi: «Questo film fa parte della mia infanzia. Lo amava mio padre, che cominciò facendo il ciabattino». Manuel De Sica ha raccontato il restyling della pellicola, delicato come quello di un dipinto. «Era stata restaurata nel 1993 in analogico, ovvero da celluloide a celluloide. Dopo 18 anni ci si è resi conto che il restauro analogico non dura e si è dovuto ricorrere al digitale. Grazie ad una copia a bassissimo contrasto positiva, che mi regalò Vincenzo Verzini, storico stampatore del cinema in bianco e nero del Dopoguerra, ho potuto ottenere un risultato ottimale. Teniamo conto che il film è stato girato in condizioni estreme, con mezzi di fortuna. Il risultato è più che buono. Persino il sonoro, che aveva enormi problemi, è stato reso il più pulito possibile». Poi Manuel ha dato la parola a Rinaldo Smordoni, uno dei due protagonisti bambini. Impacciato con il microfono, emozionato, ora che è un anziano. Il contrario del maschietto litigioso che ne fece De Sica. Solo due altri ruoli, dopo Sciuscià. Invece la sua spalla, Franco Interlenghi, è diventato un divo. «Era vero che De Sica dava le sculacciate?», ha chiesto Manuel a Rinaldo. «No, mi diceva due parole nell'orecchio e la scena mi riusciva alla perfezione».

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