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Antonio Saccà L'argomento è sostanzioso, la trattazione informata, il risultato, paradossalmente, piacevole, e rivelatore di una ipotesi originale: ad occuparci di Dio, ci occupiamo della società.

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Comemai? Semplice. Gli uomini vedono la realtà secondo le loro esigenze, compreso Dio. Valgano gli esempi che Ferrario esplicita. Se viene ad emergere il bisogno di dialogo tra le religioni viene meno l'avversione al "Dio" delle altre religioni. Si cercano le concordanze più che le differenze, ed emerge una teologia come quella di Karl Rahner, il quale concepisce le varie religioni quali approssimazioni alla definizione del vero Dio, quindi non da scartare. Scrive Ferrario su Rahner: «L'umanesimo che si dice ateo e le religioni universali diverse dal cristianesimo sono portatori di un messaggio antropologicamente significativo. La teologia cristiana non dovrebbe percepire tale messaggio come esterno, o addirittura alternativo, all'azione di Dio, bensì cogliere quest'ultima anche nelle manifestazioni dell'umano nelle quali il nome di Cristo non compare esplicitamente». Rahner parla, in tal caso, di "cristianesimo anonimo". Ed ecco: un'epoca che cerca il dialogo inventa una teologia in cui tutti gli uomini e tutte le religioni possono contribuire al dialogo, giacchè portatori, addirittura anche gli atei, dell'esigenza religiosa! Rahner ispirò il Vaticano II. Ma ulteriori le connessioni tra società e teologia. È il caso della teologia della liberazione, di nascita latino americana. In società misere che scopo avrebbe la teologia? Cogliere questa miseria e rappresentarla come situazione da rimediare, lo scopo della religione sarebbe combattere la miseria. E un popolo nero che idea si fa di Dio? Che Dio è nero. E le donne che idea si fanno o potrebbero farsi di Dio? Che Dio non è solo Padre ma anche Madre! Chi ha sostenuto che la religione ci rappresenta le invocazioni, le speranze degli uomini ha perfettamente considerato la loro realtà. Ad esempio, dicevo, la "speranza", è a base delle concezioni del teologo Jurgen Moltmann, che la rende essenziale nella definizione del cristianesimo. Mi limito a degli spunti, per una considerazione di insieme. Noi studiamo la società direttamente con statistiche, fonti economiche e altro. Accade però che si possano comprendere le società anche attraverso fonti che sembrano estranee ad esse, come la teologia e la filosofia. Certo, gli scopi di filosofia e teologia non sono rivolti alla conoscenza della società ma a indicare la verità, i fini, Dio, però ne viene una rivelazione sorprendente di ciò che bolle nella pentola del sociale. E ci conosciamo meglio. Il testo di Ferrario è un esempio di teologia sociale, sociologica.

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