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Arte e rivolta nella Parigi nazista

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«Lacapitale della cultura mondiale nel momento più difficile: l'occupazione nazista» recita l'eloquente sottotitolo del saggio, tradotto dal francese da Doriana Comerlati, appena sfornato dall'autore di «Montmartre & Montparnasse», che racconta, proprio come in un grande film l'epopea degli scrittori, degli artisti, dei filosofi, degli uomini di spettacolo che hanno vissuto in Francia dal 1940 alla Liberazione. Se il cineasta statunitense ha optato per un'ambientazione anni Venti, Dan Franck ha scelto la complessa temperie storica, politica, intellettuale e artistica della seconda guerra mondiale. Dopo i numerosi romanzi, «Les Calendes greques» (Premio opera prima, 1980), «Le Cimitère des Fous», «Apolline», «La Séparation» (Prix Renaudot 1991), tradotto in diciassette lingue, e «My Russian Love», alternati all'attività di sceneggiatore per il cinema e la tv, Franck offre uno spaccato della realtà parigina sconvolta dall'incubo di un conflitto terribile. L'esercito francese è stato spazzato via dalla «guerra lampo» e i nazisti hanno occupato la città dei sogni e della Belle Epoque, la metropoli vivace e spregiudicata per eccellenza, il porto sicuro per chi fuggiva dalla Germania di Hitler. Ecco un passaggio significativo del clima descritto dal volume e dello stile narrativo: «Sono entrati a Parigi dalla Porte de la Villette il 14 giugno alle 5,30 del mattino. Dal cielo pioveva una polvere nera come fuliggine, che s'incollava alle mani e al viso: le ultime vestigia dei serbatoi incendiati. La vigilia, la città era rimasta straordinariamente silenziosa. Gli ultimi parigini in fuga si affrettavano lungo le arterie principali verso le porte. Dodici ore più tardi il primo motociclista tedesco fermava il suo bolide in boulevard de la Chapelle. Elmetto, cappotto di pelle e ghirlanda di cartucce attorno al collo. Una breve pausa, poi si voltò e lanciò un segnale luminoso dietro di sé. Fu raggiunto da altre motociclette. I soldati scrutarono i luoghi tutto intorno prima di scendere, a velocità ridotta, verso il centro. Il silenzio durò al massimo qualche minuto. Di lì a poco ecco apparire un camion, poi un altro e un altro ancora. Appollaiati sulle sponde degli automezzi, i soldati scoprivano una città in cui la maggior parte di loro non aveva mai messo piede». Nelle nutrite pagine compaiono figure di straordinario calibro internazionale che non possono non affascinare e coinvolgere i lettori contemporanei, donando un affresco dettagliato e accattivante del mondo di allora che illumina al meglio quell'eredità culturale di cui si può godere ancora oggi. Prima di tutto ci sono gli esuli e i fuggiaschi, come gli ebrei Walter Benjamin e Franz Werfel, diretti verso il Sud alla disperata ricerca della salvezza. Appare ben presto Jean-Paul Sartre, che inventa al Café de Flore l'esistenzialismo, accanto a lui, ovviamente Simone de Beauvoir, una delle più grandi menti del pensiero femminile di tutti i tempi. Fra loro si insinua Albert Camus, prima amico e poi rivale di Sartre e compare poi André Malraux con la bella Josette Clotis, che morirà sotto un treno. Per la gioia di adulti e bambini si trova l'aviatore Antoine de Saint-Exupéry, indimenticabile e sempre attuale autore de «Il Piccolo Principe», il cui aereo scomparirà in una missione di guerra. Non mancano, infine, geni che hanno mutato la storia dell'arte come Pablo Picasso, il surrealista André Breton, la scrittrice di tante famosissime opere letterarie tradotte in tutto il mondo Marguerite Duras. L'elenco è completato da umori e avventure personali di Louis Aragon, di Jean Prévost, che peraltro si immolerà da partigiano, di Robert Desnos o di Marc Bloch. L'universo del grande schermo è rappresentato da Jean Gabin e Jean Renoir, mentre per il teatro è sufficiente il drammaturgo che ha inaugurato il linguaggio e la visione scenica del secondo Novecento, ovvero Samuel Beckett. C'è anche chi segue Hitler fino all'ultimo, come Céline o Drieu La Rochelle, destinato a suicidarsi alla Liberazione. Tra i partigiani e i nazisti, si pone la cosiddetta «zona grigia», in cui è inserito Jean Cocteau, che cerca di salvare dal carcere Jean Genet e di lanciarlo come scrittore. Sono esperienze individuali che diventano moniti collettivi, incontri privati che agiscono nella dimensione pubblica, vite concrete che sfociano nell'immortalità dell'arte: biografie intrecciate che sembrano comporre un vero romanzo.

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