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La montagna incantata di Roma

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diLIDIA LOMBARDI Seicentonovantuno metri. Ma sembra un gigante il Monte Soratte - a nord di Roma, tra il Tirreno e il Tevere - elegante nel guizzo verso il cielo. Dall'A1, l'autostrada che viene dal Nord d'Italia, quello delle cime vere, è come una visione, un tocco di bacchetta magica, tanto s'impone all'improvviso sulla terra piatta alle porte della Capitale. Potrebbe essere un logo, tanto è definita la sua forma e il suo carattere. Egocentrica, questa montagna. La vedono dal Viterbese e dal Frusinate, dal lago di Bracciano, dai Cimini, da Valmontone. E anche dalla Toscana arcigna del Monte Amiata. Allora non usurpa ruoli se accende la fantasia, se si fa cucire addosso leggende, misteri, riti pagani e cristiani, pagine di storia. Vides ut alta stet nive candidum Soracte... «Vedi, che il gelido Soratte è candido di neve rigida». canta Orazio nelle Odi e Giacomo Leopardi, intrigato del poeta e del posto, così traduce. Questa montagna tanto solitaria da sembrare un simbolo fu abitata nella preistoria e poi dai Sabini e dagli Etruschi. Era il posto perfetto per collocarci le loro divinità. Una sorta di Olimpo. Ed ecco che i Romani vi adorano Soranus Apollo, il dio della luce, e gli costruiscono qui un tempio. Sui suoi resti crescerà l'eremo di San Silvestro, in fuga nel IV secolo dalle persecuzioni di Costantino. Il 31 dicembre i fuochi d'artificio che sfavillano nel cielo legano il martire cristiano del solstizio, della rinascita del Sole, alla rifulgente divinità pagana. Sei cime orlano il Soratte (qualcuno, nostalgico, ci ha visto il profilo di Mussolini) e su una balza si sdraia un paese, Sant'Oreste. Ma è il «corpo» che accende altra immaginazione. Il Soratte è fatto di roccia calcarea. Dentro, nel suo ventre, s'aprono cavità, cunicoli, caverne. In un versante tre enormi buchi chiamati Meri, pozzi profondi 115 metri, uno collegato all'altro. La porta degli Inferi, fantasticavano rabbrividendo gli antichi. Una pacchia per gli escursionisti, che salgono sul punto più alto, guardano la pianura a 360 gradi, e poi dall'eremo di San Silvestro scendono a valle, fino alla Casaccia dei Ladri e si trasformano, con le guide, in speleologi. Ce ne sono altri, di conventi. La cupola ottocentesca, la facciata aggraziata come un soprammobile, ecco lassù, alla fine della salita, Santa Maria delle Grazie e il suo monastero. Ai pellegrini si dà un letto e il pranzo e diventa la base per gli spericolati deltaplano, che si lanciano dalla cima, nell'azzurro. Sant'Antonio, Santa Lucia, San Sebastiano, la rupestre Santa Romana sbucano tra il fitto degli alberi. Visioni d'epoche passate, romantiche nell'abbandono in cui versano. Sacro e profano, dunque. Ma anche la memoria della Seconda Guerra Mondiale, di Roma occupata dai tedeschi. Nel 1937 il Genio Militare scavò gallerie nella montagna, preparando un rifugio per il comando supremo dell'esercito se fosse scoppiato un conflitto. Nel 1943 il comando supremo nazista si acquartierò qui. A giugno '44 Kesselring, dopo il bombardamento delle truppe alleate, lasciò la postazione. Ma prima minò le gallerie. Allora si sparse la diceria che il feldmaresciallo avesse nascosto nei cunicoli le 68 casse di oro e preziosi, frutto di razzia agli ebrei del Ghetto. Un bottino accresciuto dai lingotti della Banca d'Italia. Ma nessuno ha mai trovato un'oncia di quel tesoro. Poi arrivarono gli yankee, le bombe su Hiroshima e Nagasaki, il Paese e il mondo deposero le armi ma cominciò la Guerra Fredda. Le famose gallerie sembrarono perfette per costruire il bunker anti-atomico del Governo italiano. «Bunker Soratte« si chiamò, e oggi al Comune di Sant'Oreste si può chiedere di visitarlo. Altro propone il paese, nei giorni di Ferragosto. La festa dei vicoli, serpentine suggestive tra le antiche pietre. L'aria è fina, come nei boschi tutt'intorno. Vi crescono il carpino nero, l'acero, il leccio. E nel versante sud specie della macchia mediterranea, come il terebito e la fillirea. Volpi, scoiattoli, ghiri, ricci, talpe s'annidano nelle tane. La Natura respira con i gli uomini, con i santi e con gli dei.

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