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La tv nazionalpopolare che ci Manca

di MASSIMILIANO LENZI
«Considero questa definizione un'offesa. Il presidente Enrico Manca rilascia spesso interviste, anche troppe. Vuol dire che d'ora in poi farò programmi regionali e impopolari». 6 gennaio 1987, serata finale di «Fantastico», il conduttore Pippo Baudo risponde in diretta al presidente della Rai Enrico Manca che in un'intervista al Corriere della Sera aveva definito i suoi programmi nazionalpopolari, spiegando che non si trattava di un complimento. Sì, perché Enrico Manca, scomparso ieri ad 89 anni, è stato molte cose - socialista, deputato, giornalista, presidente della Rai dal 1986 al 1992 - ma nella storia della tv resta l'uomo che ha applicato un riferimento gramsciano, il termine nazionalpopolare, al piccolo schermo. La televisione di Baudo nazionalpopolare lo era perché lo è, per sua stessa ontologia, la tv generalista, una partita di calcio in diretta, un varietà, un festival di canzoni. Eppure, dopo quella puntata del 6 gennaio 1987 e quella polemica con il presidente Enrico Manca, Pippo Baudo deciderà di passare a Canale 5, la tv commerciale del Cavalier Silvio Berlusconi. Riletta oggi, quella stagione televisiva 1986-92 che coincise con Manca alla presidenza della tv pubblica contiene in sé un pezzo significativo di storia del Paese utile a comprendere il presente. Sono gli anni in cui la Rai raccoglie ancora, con programmi come «Fantastico» (e non solo) quindici, sedici milioni di spettatori e share altissimi. Eppure, in quei numeri, siamo nell'infanzia dell'Auditel, si intravedono già i segni di un declino. Lo stesso «Fantastico», dopo l'anno record di Pippo Baudo, il 1986-87, registrerà un grande successo con la conduzione - la stagione seguente - di Adriano Celentano per poi cominciare il suo viale del Tramonto negli anni Novanta. Alla stessa parabola calante andrà incontro, coincidenze di televisione e di politica, la Prima Repubblica che tra il 1992 e il 1993 conoscerà la sua debacle sotto i colpi di Tangentopoli e delle inchieste della magistratura. Baudo, a parte Enrico Manca, in quegli anni Ottanta, si ritroverà a fare i conti con un'altra vicenda che creerà scalpore: il caso Beppe Grillo, sempre a «Fantastico». La puntata è quella di sabato 15 novembre 1986. Beppe Grillo è ospite del programma e tiene il suo monologo. Tra le battute ce ne sono parecchie sui socialisti, il comico genovese infatti prende a bersaglio il viaggio in Cina dell'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi. «La cena in Cina di Craxi, c'erano tutti i socialisti con la delegazione, mangiavano no? Ad un certo momento Martelli ha fatto una delle figure più terribili, ha chiamato Craxi e ha detto: "Ma dimmi un po'? Qua c'è n'è un miliardo e sono tutti socialisti?". Craxi ha risposto. "Sì, perché?". Martelli: "Ma allora se son tutti socialisti a chi rubano?"». Apriti cielo: Grillo finisce il monologo e se ne va ma Baudo si dissocia in diretta. Lo fa durante una telefonata di Adriano Celentano. Il molleggiato gli dice. «Bello guarda, la trasmissione è bellissima. Io l'ho seguita dall'inizio, no, mi ha fatto ridere anche Beppe Grillo che ha detto tutte quelle cose lì». E Baudo: «Ha detto alcune cose che forse non doveva dire, dalle quali noi ci dissociamo completamente». E ancora: «Non volevamo offendere la suscettibilità di nessuno. Chiedo scusa». Celentano, «A chi, a me?». Baudo: «No, al pubblico». Il giorno seguente, mentre infuria la polemica politica sul caso Grillo, esce il comunicato del Presidente della Rai. «Il presidente della Rai - si legge - onorevole Enrico Manca in riferimento alla partecipazione di Beppe Grillo alla trasmissione di "Fantastico" di sabato 15 novembre ha deciso di richiedere al direttore generale della Rai Agnes una relazione che contenga tutti gli elementi informativi utili al fine di sottoporre alla valutazione del consiglio di Amministrazione la questione del confine esistente in particolare nell'ambito del servizio pubblico tra il diritto pieno e inalienabile alla più libera satira politica e di costume ed espressioni che suonino offesa generica ed indiscriminata nei confronti di tutti quei cittadini che si riconoscono in una determinata idealità culturale e politica». Riletta oggi, nel 2011, la polemica sul caso Grillo ci porta alcune considerazioni. La prima: nella Rai del 1986 Beppe Grillo e Adriano Celentano intervenivano e partecipavano a programma di varietà, come «Fantastico», in onda su Raiuno, in prima serata. Oggi nel 2011 li vediamo soltanto (o quasi) da Michele Santoro ed ogni volta che sono ospiti (o in interviste registrate o per telefono etc.) scoppia la polemica. Secondo: questo iato tra la libertà della Rai degli anni Ottanta e la Rai di oggi si misura nel confronto: nella tv pubblica del presidente socialista Enrico Manca, Grillo e Celentano finivano su Raiuno, in prima serata, dentro un varietà; nella Rai del 2011 chissà quando rivedremo Grillo (oggi più politico che comico) e Celentano in prima serata, su Raiuno. Proprio Manca, a maggio di quest'anno, parlando di Biagio Agnes (ndr, ex direttore generale della Rai) appena scomparso, spiegava: «Ha dato alla Rai un'impronta unica di quello che è stato un grande servizio pubblico nutrito di informazione plurale, cultura ed intrattenimento intelligente. Grazie a lui e con lui in anni di difficile concorrenza abbiamo fatto sì che la Rai superasse le prove più impegnative mantenendosi leader sul mercato».

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