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Ecco l'Italia delle escort

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diDINA D'ISA Mai così sexy al cinema, Paola Cortellesi entra alla perfezione nel ruolo di una escort per necessità, mantenendo la sua proverbiale ironia e rappresentando uno spaccato dell'Italia di oggi, quello della periferie, delle intercettazioni, dei ricchi un po' coatti, della spettacolarizzazione di certe trasmissioni televisive dedicate agli amori perduti e soprattutto lo spaccato del compromesso. Questo e altro racconta Massimiliano Bruno (già sceneggiatore di «Notte prima degli esami») in «Nessuno mi può giudicare», suo esordio alla regia prodotto dalla factory di Lucisano, da mercoledì al cinema distribuito in 400 copie da 01. La storia è quella di Alice, ricca signora snob dei Parioli, moglie di un imprenditore che vive in una bella casa romana con il figlio di 9 anni e tre domestici extracomunitari (che puntualmente tratta male). Tutto però precipita dopo l'improvvisa morte del marito: gli alti debiti da saldare e la paura che i servizi sociali le portino via il bambino costringono la donna a un forte ridimensionamento del suo tenore di vita. Inevitabile il trasloco al Quarticciolo (quartiere popolare romano), dove conoscerà personaggi bizzarri, invadenti, ricchi di contraddizioni, ma solidali. Come il portiere razzista e qualunquista (Rocco Papaleo) che finirà con l'innamorarsi di un'africana, Enzo e Tatiana (Lillo e Lucia Ocone) e una escort professionista (Anna Foglietta) che introdurrà Alice nel mondo della prostituzione. Su tutti spicca il gestore di un Internet point (Raoul Bova), di cui Alice s'innamorerà, anche se lui è un supercoatto dalla morale ruvida, che non perdona le corna, nemmeno quelle della fidanzata dell'amico e s'indebita perché accetta di non farsi pagare dai suoi clienti extracomunitari. «Questo non è un film sui politici né sui processi in corso - ha spiegato subito Cortellesi - Si racconta invece di temi, di scelte estreme, di compromessi, solidarietà e amore. Il mestiere del mio personaggio esiste da sempre, da prima degli ultimi scandali. Non giudico le prostitute, se sono però adulte e non costrette. Ma quelle degli show che si danno via non le capisco. Dai fatti di cronaca sembra che lo spettacolo pulluli di attricette disposte a tutto pur di avere successo e visibilità. Associare al mio mestiere un certo tipo di ragazze che per lavorare nello showbiz cercano scorciatoie è avvilente, come far credere, attraverso i media, che questo sia un passaggio obbligato per le belle donne che vogliono lavorare. Ma il 99 per cento delle persone di spettacolo ha fatto scuole teatrali e tanta gavetta». Per Bova, il vero protagonista del film «è però il mondo dei compromessi, come se ne fanno tanti oggi dimenticando la moralità. Anche il mio personaggio dovrà essere accomodante, ma lo farà per il bene degli extracomunitari del suo quartiere. Occorre offrire esempi e ideali ai giovani e sta anche a noi attori portare avanti valori positivi». Il regista Bruno che ha «voluto solo far ridere con un affresco sull'Italia del compromesso» sembra aver fatto centro, almeno considerando i lunghi applausi scaturiti alla fine della proiezione stampa.

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