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Una coppia perfetta in giro per l'America in cerca di identità

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Ancora una coppia per Sam Mendes, dopo "Revolutionary Road". Quella però era drammatica, anzi tragica, questa del film di oggi (che nella versione originale si intitolava "Away We Go", senza riferimenti facili ad "American Beauty"), è quasi sempre in cifre ottimistiche, fino ad una conclusione, dopo qualche inciampo, totalmente serena. Lei, Verona, pur non avendolo voluto sposare, aspetta una bambina, già al sesto mese, da Burt, un giovane che ama moltissimo, ricambiata con calore uguale. Hanno un unico problema: dove far nascere la bambina, dove prepararsi un nido? Vivono in Colorado, porta a porta con i genitori di lui (lei è orfana), ma ecco che quelli hanno deciso di trasferirsi all'estero, almeno per qualche anno. I due, così, si mettono in viaggio verso altre mete che ritengono più adatte. Per esempio a Phoenix, dove vive un ex collega di Verona, da lì, scontenti, a Tucson dove Verona ha una sorella. Però, poco convinti, vanno prima nel Wisconsin, dove Burt ha una quasi cugina, poi, sempre insoddisfatti, a Montreal, accolti con feste da una coppia di ex compagni di college un po' troppo rumorosi, quindi a Miami dove Burt ha un fratello. È l'ultima tappa, comunque, quella che li indurrà a smettere di cercare aiuti al di fuori di loro stessi, così, concluso il viaggio, si sistemeranno in una casetta solitaria da ogni punto di vista adatta a diventare il loro nido. E quello della bambina tanto attesa. Sembra un film di viaggio. E in parte lo è secondo la nota tradizione di un certo cinema americano, ma la coppia che ha scritto il testo per Mendes, Dave Eggers e Vendela Vida, vi ha inserito con abilità uno studio di costume, una ricerca di temi noti ma vivaci fatti scaturire dalle pieghe di un certo tipo di società borghese, puntando molto sui sentimenti. Qui con ironia (certi spunti appartengono decisamente alla commedia), là con un accento forte, anche se sempre lontano dal patetismo, sui sentimenti che comunque e dovunque legano fra loro i due protagonisti. Con effetti plausibili. Li sostengono due interpreti senza veri carismi, John Krasinski e Maya Rudolph, spesso però convincenti.

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