La tauromachia da Hemingway a Ibànez
Nessunopuò esser certo della carica di un toro vigliacco», scriveva Hemingway in «Morte del pomeriggio», facendo rabbividire i lettori per l'emozione. Per lo scrittore, l'uccisione del toro diventa una vera e propria manifestazione del sublime, una pennellata elargita alla folla dal torero, non mattatore brutale, ma ultimo simbolo dei valori dell'onore e della virtù, esemplificati dal rituale con i quali sfida la morte accostandosi ad essa, per poi vincerla e illudersi immortale. Come Hemingway, che rievocava la sua passione per i toreri anche in «Un'estate pericolosa», Blasco Ibànez descrisse la corrida in «Sangue e arena» con sensualità prepotente e piena di colore. Tragico eroe della tauromachia spagnola, divenuto figura mitica nell'Olimpo letterario grazie al celebre «Lamento» di Federico Garcia Lorca, e autore drammatico egli stesso, Ignacio Sànchez Mejias era intimo amico di Lorca, che rese la corrida memorabile protagonista delle sue poesie (Alle cinque della sera). Din. Dis.
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