Viterbo tra papi e antipapi
Èil caso di Viterbo. L'affascinante capoluogo laziale - intriso di storia nelle antiche strade, nella cinta di mura, nei palazzi e nelle torri - ha assunto, nel medioevo, il ruolo di sede dei Successori di Pietro. Anche in epoche successive i Papi troveranno nell'«Aula speciale della Chiesa Romana» accoglienza generosa: luogo ideale per alleviare il peso del «gran manto» e recuperare anche la salute del corpo. I Vescovi di Roma, con la loro presenza, hanno costantemente «confermato nella fede» il popolo viterbese, garantendo la stabilità di istituzioni ecclesiastiche e civili. Così in «Papi e antipapi a Viterbo» (Edizioni Araldiche) Roberto Saccarello, storico e numismatico, documenta la Viterbo dei Pontefici inanellando i profili dei 49 Papi che per un millennio hanno varcato le sue porte. Ci sono pure i sei antipapi. Il primo fu Gregorio VIII (1118-1121). Lo nominò Enrico V, dopo aver messo in fuga Gelasio II, odiato dai Frangipane. Era Maurice Bourdin, monaco cluniacense di Limoges. «Burdino» fu accompagnato dall'imperatore a Viterbo. Al rovesciamento delle sue fortune, si ritirò a Sutri. Storia fosca tra tante gloriose. Li. Lom.
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