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«Amore guarda non con gli occhi, ma con l'anima», scrive William Shakespeare affidando così a Eros il possesso di un'anima profonda che tocca le corde più intime dello spirito.

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Soggiogandopersino le persone più disicantate e ciniche, per sconvolgerne la loro visione della vita. A raccogliere «Le più belle frasi d'amore di tutti i tempi» (ed. Liberamente, pp.142) ci ha pensato ora l'autore piacentino Gabriele Dadati. Il libro, da domani in edicola con l'abbinamento facoltativo a Il Tempo al prezzo di 5.90 euro (Il Tempo 1 euro più il volume 4.90 euro), accosta i versi di grandi autori antichi (da Saffo a Orazio, Ovidio e Catullo) a quelli moderni di Elizabeth Eleanor Siddal, Oscar Wilde o James Joyce. Ne scaturisce una lettura giocosa e appassionata, che rievoca la leggiadra grandezza delle poesie saffiche, laddove la poetessa ricorda le leggi dei sentimenti («Chi ora fugge, presto inseguirà, chi non accetta doni, ne offrirà, e se non ama, presto comunque amerà»). L'autore passa poi attraverso la saggezza platonica che vede nell'estetica la vittoria del mondo sulle tenebre: «Amore è un gran Dio, ed è dio della bellezza». E ancora, «Amore è desiderio delle cose belle». Ma l'amore, si sa, è anche dannazione e perdizione. Lo racconta bene Catullo scrivendo della sua Lesbia, da identificarsi con Clodia, sorella del tribuno Publio Clodio Pulcro e moglie di Quinto Metello Celere, ma detta letterariamente Lesbia in omaggio all'ammirata poetessa Saffo, originaria dell'isola di Lesbo. «Odio e amo. Mi chiedi come faccio: non lo so, ma è così, e mi danno», scrive Catullo, per il quale «Ciò che una donna dice a un amante scrivilo nel vento, o nell'acqua che va rapida». E così come l'amore saffico declama le passioni della poetessa verso le nobili fanciulle alle quali insegnava canto e danza, Virgilio esalta nell'Eneide l'amicizia e l'affettuosità omoerotica tra Eurialo e Niso: «Era tra questi due solo un amore ed un volere; e nel mestier de l'armi l'un sempre era con l'altro». Dadati, infine, ricorda anche la parabola dell'amore dettata dal razionalismo e dal pessimismo più cinico, in Schopenhauer: «L'amore è un torto e un inganno». Passando per il «bloomsday» (16 giugno 1904), quando Joyce s'innamorò della sua amata Nora, fino allo scandaloso Wilde: «Chi pecca per amore non pecca affatto». Per arrivare alle modernissime realtà degradate di Bukowski, per il quale l'amore è un affannarsi animale che consuma il sentimento esclusivamente nella sua fisicità: «Vi auguro buona fortuna fuori e dentro il letto ma non nel mio tante grazie». D. D.

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