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«Il vero potere? Non è roba per il popolo»

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Pocoprima che lui morisse, nel luglio di due anni fa, ho incontrato a Parigi, per l'ultima volta, un vecchio amico, Pierre Faillant de Villemarest. È stato un partigiano cattolico durante la seconda Guerra Mondiale, ha combattuto poi con il generale De Gaulle, per la liberazione di Parigi, in seguito è diventato agente de Servizi Segreti francesi, prima di stanza ai confini fra Germania, Svizzera ed Austria: si occupava di controllare le eventuali fughe dei gerarchi nazisti di quello che era stato il Terzo Reich. È stato anche a Berlino Ovest, per un decennio, per informarsi sulle attività dei Paesi del Patto di Varsavia. Ha scritto diversi libri sull'argomento, il più importante il «Dossier Saragozza». Si è anche occupato dei rapporti con l'Est, nei voluminosi libri sul GRU, il Servizio Segreto Militare sovietico, e la biografia di Markus Wolf, già capo della Stasi nell'ex DDR. Il suo ultimo libro, prima di morire, si chiama il «Kgb nel cuore del Vaticano». Gli argomenti dei nostri incontri a volte vertevano sullo specifico delle interviste televisive che avrei fatto con lui. In quell'occasione, l'argomento era la modalità di trasmissione di informazioni attraverso un sistema di codici riservati. L'università francese della Sorbona ha, di recente, istituito una cattedra di Antropologia culturale sullo spionaggio, il cui direttore degli studi è Alain Dewerpe, dove tengo dei seminari. Ospite di riguardo, è stato, anni fa, Sergo Beria, il figlio di Laurenti, già capo del KGB sotto Stalin, e allora ci ha permesso di decifrare anche i codici della P2 con cui Licio Gelli comunicava, ai suoi tempi, separatamente, usando codici differenti, con presidenti di Stati, primi ministri, e semplici ministri, generali ed anche semplici ed umili giornalisti… Questi corsi alla Sorbona, che quest'anno festeggiano il loro ventennio, hanno avuto un grande successo presso gli accademici, in quanto hanno permesso di definire, e sistematizzare, il ruolo delicato, ma fumoso e spesso romantico, delle spie che sono da sempre state mitizzate dal cinema e dalla letteratura. Gli argomenti trattati erano di natura svariati come la geopolitica, i servizi d'informazione, l'antropologia culturale della spia, le Open Intelligence, ed altri argomenti ancora che stanno delineando la grande importanza di questi settori dello Stato che, dopo una dovuta riflessione sembrano essere stati, ed essere tuttora, in molte occasioni, molto più efficaci nella vita politica di tanti Paesi, degli esponenti politici democraticamente eletti dal popolo. «Questo dimostra - mi disse Villemarest - che i capi politici sono a volte delle marionette, oggi più che mai, nelle democrazie: chi ha il potere, non viene eletto… La presidenza di uno Stato cosiddetto democratico, l'esempio maggiore sono gli Stati Uniti, non è che un livello intermedio della vera gestione del potere che viene esercitata da una oligarchia così sugli Stati Uniti e sul resto del mondo. Basta vedere la pantomima della lunga odissea delle candidature, in particolare televisive, quando c'è il surreale confronto millesimato nei tempi e negli spazi delle due marionette-candidati nelle campagne elettorali prima delle elezioni politiche. Noi francesi ci ricordiamo tutti le scene del film "Forze occulte", in cui nella Francia occupata, per la prima volta, si sono raccontati i retroscena della politica: riferendosi agli anni antecedenti alla guerra, si fece riferimento agli interessi delle potenti lobby finanziarie e militari che manipolavano le scelte parlamentari attraverso correnti trasversali di addetti prezzolati. Nulla è cambiato da allora…» Gli rispondo, ricordando che, sempre in Francia, Guy Debord, precursore del Situazionismo settantottino, con una dose di lungimiranza concepì la società del futuro, ovvero la «società dello spettacolo». Quella che viviamo oggi in effetti è il peggio di quello che Debord aveva ipotizzato, dato che lo spettacolo non è di avanguardia ma è avanspettacolo, visto anche il basso livello dei protagonisti. «I veri padroni hanno nomi e cognomi precisi - riprende De Villemarest - ho scritto cinque libri che partono dai finanziamenti americani al nazismo ed ai bolscevichi, poi ho analizzato come l'impero comunista è potuto sopravvivere alle sue crisi, ed anche, come intellettuali occidentali del dopoguerra sono stati foraggiati, così come i loro governanti dalla magnanima tasca degli imperi finanziari industriali statunitensi. Gli amministratori e i consiglieri d'Amministrazione delle grandi multinazionali sono gli stessi che appaiono come membri permanenti dei grandi agglomerati lobbystici, come la Trilaterale, il gruppo Bildeberg, il Council of Foreign Affairs o la Rank Foundation. Nei loro periodici incontri si decidono i destini dell'universo non esclusi naturalmente i presidenti che, in qualche modo, ne può star certo, verranno eletti. L'Italia è sempre stata rappresentata dall'avvocato Gianni Agnelli, con un contorno di suoi cari, come risulta dall'elenco dei partecipanti ai convegni, per un periodo breve, il suo solo accompagnatore è stato Walter Veltroni.

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