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Il «vero» spettro di Lennon perseguita ancora gli Oasis

Il «vero» spettro di Lennon perseguita ancora gli Oasis

Oasis e Lennon (Fotomontaggio Raffaelli)

Doveva aspettarselo. Aveva chiesto a Yoko Ono di accoglierlo, come fan privilegiato, nel sontuoso appartamento al Dakota Residence, sulla 72ma strada. Lì davanti, sul marciapiede che guarda il Central Park, il suo eroe John Lennon era stato assassinato l'8 dicembre 1980.

Ma mentre sorseggiava the e sgranocchiava biscottini insieme alla vedova dell'ex Beatle, quell'ammiratore speciale di nome Liam Gallagher ha cominciato ad avvertire «oscure presenze», che lo hanno costretto a darsela a gambe levate. «Era qualcosa di davvero insolito, ma da quel momento non ho smesso di scrivere canzoni».
Una di queste, immensamente evocativa, compare in «Dig out your soul», il nuovo poderoso album degli Oasis oggi in testa alle classifiche: "I'm outta time" è una ballata in cui non solo Liam imita il canto trasognato e tortuoso di John, ma ne propone addirittura la voce vera, estratta da un'intervista con la Bbc di due giorni prima dell'omicidio. E qui e là nel resto del disco l'ossessione di Liam (e del fratello Noel) per Lennon riaffiora in modo smaccato: come nel passo sospeso di "High horse lady" che ricorda "Give peace a chance", o nella tessitura ritmica di "Falling down", ricalcata da "Tomorrow never knows".


Del resto, il fil rouge che lega gli Oasis ai Fab Four è qualcosa di più di una venerazione artistica: somiglia a una predestinazione, a un legame ereditario nel pantheon delle divinità del rock inglese. Noel è nato lo stesso giorno in cui fu pubblicato "Sgt. Pepper's", e negli Oasis suona la batteria Zak Starkey, figlio di Ringo. Ma è Liam che (pur avendo suonato spesso con il primogenito di George Harrison, Dhani) ha associato il suo destino, su un piano metempsicotico, direttamente a John, tanto da chiamare il suo primo figlio, avuto da Patsy Kensit, inevitabilmente "Lennon".


Quello di New York non è il primo contatto astrale fra i due: anzi, Liam sostiene di aver intrapreso la carriera di cantante, quando aveva 17 anni, in seguito a una prima esperienza extrasensoriale con il già defunto John. Dice spesso: «Se Lennon credeva di essere Dio, io credo di essere Lennon». Una volta Noel gli regalò una giara di cristallo con dentro la collanina "acchiappasogni" già appartenuta al mito di Liverpool, e volendola indossare prese a martellate il contenitore. Ma tutte le perline, che pure non erano state colpite, si sparsero come per sortilegio sul pavimento, terrorizzandolo.


Lo spettro di Lennon è tornato a visitarlo a più riprese: una notte, giura, si è svegliato di soprassalto a casa di un amico a Manchester, e l'incorporeo John era lì che lo guardava, in piedi davanti al letto. «Ma quella volta non provai paura: ero ammirato e commosso dalla sua presenza», ricorda Gallagher. Poi però i "contatti" si sono intensificati, e alla fine il vocalist degli Oasis ha deciso di dormire con la luce sempre accesa nella casa londinese dove vive con la moglie (anche lei popstar nelle All Saints) Nicole Appleton. Trova ci sia «qualcosa di sinistro nei rumori di passi su e giù per le scale, e in quel soffio d'aria fredda che mi passa sopra la testa, sempre, prima dell'alba», racconta.


Ma nella persecuzione di Liam non c'è un'ostilità personale: nell'anagrafe dei divi rock, Lennon è uno dei pochi trapassati accertati; sugli altri, da Elvis a Jim Morrison, persistono dubbi sapientemente alimentati: ogni tanto qualcuno annuncia di averli visti, ritirati dal mondo, ma ancora in buona forma. John, invece, aveva avuto più volte premonizioni della propria morte violenta, e ora si aggira inquieto nei luoghi di una vita vissuta in modo discutibile (lo sottolinea anche la nuova biografia di Philip Norman), sopratutto sul piano delle manie sessuali. Non ha mai avuto pace da vivo, figurarsi da ectoplasma.


Lo avvistano ovunque: dopo il divorzio da Mike Tyson, l'attrice Robin Givens ha acquistato la casa abitata dall'ex Beatle ai tempi dell'esilio volontario a Los Angeles. Una notte è stata destata dalla voce di un uomo che cantava in un'altra stanza: «Era inconfondibilmente Lennon. Ma non ho chiamato l'esorcista: è fantastico convivere con uno spettro di talento».


Quanto a McCartney, molti anni dopo lo scioglimento i tre "scarafaggi" allora superstiti si riunirono per incidere il brano "Free as a bird": man mano che registravano, scoprivano nei nastri rumori misteriosi. «Girammo all'indietro il master, per scherzare ancora su quelle vecchie fandonie dei messaggi nascosti nei nostri dischi, e udimmo distintamente le parole "John Lennon"», rivelò Paul. Alla fine del lavoro notarono un pavone candido che si metteva in posa insieme a loro, ostinatamente, per le foto promozionali in giardino: tutti lo identificarono come il vecchio amico scomparso.


E Julian Lennon, quando era bimbo, si sentiva ripetere dal padre: «Quando avrai bisogno di me, cerca una piuma bianca». Quella che gli regalò un ignaro capo aborigeno in Australia, molto tempo dopo l'omicidio di John davanti alla casa sul Central Park.

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