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Stonehenge, «tempio» dei Druidi custodi di una millenaria cultura

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In trentamila si sono riuniti nel nome di una religione segreta e pagana, quella dei druidi. Il sole è sorto alle 04,58, ora di Greenwich, le 5,58 in Italia, dietro un muro di nuvole gonfie di pioggia. Ma i «nuovi druidi» sono in confidenza con il tempo aspro del Nord Europa e, la partecipazione, è stata la più numerosa degli ultimi anni. È dal 2000 che, al solstizio d'estate, si ripete questo rito tra i monoliti di Stonehenge mentre, l'antichissima religione druidica, sembra raccogliere sempre più adepti. Ma adepti di cosa in realtà non è facile da capire perché gli antichi druidi, i sacerdoti dei popoli dell'Europa centrale e delle isole britanniche, in comune avevano soprattutto una cosa: la passione per la segretezza. La loro liturgia, i riti, le miracolose pozioni venivano tramandate da maestro ad allievo tenendone la maggior parte dei mortali rigorosamente all'oscuro. Dei druidi, in realtà, non si sa molto e quella che oggi raccoglie appassionati e curiosi tra le pietre blu di Stonehenge è più una religione «ricostruita» che «ereditata». I riti druidici facevano parte di quel vasto bacino di culture delle popolazioni chiamate «Keltoi» e «Galatai» dai greci e «Celtae» e «Galli» dai romani. La nascita dei druidi si perde nella notte dei tempi, Stonehenge fu edificato, a varie riprese, tra il 3000 e il 1600 avanti Cristo: c'è chi sostiene che furono i sacerdoti druidi a costruirlo, altri ritengono che presero possesso del monumento, ma che fu invece fatto da altri. Abitavano l'odierna Gran Bretagna e parte della Francia. Cosa facessero esattamente i druidi non si sa: certo è che erano sacerdoti, probabilmente indovini, non pagavano tasse e non lavoravano i campi. Per accedere a questa casta, era necessario un lunghissimo apprendistato che consisteva, soprattutto, nell'imparare a memoria formule magiche delle quali, oggi non ci è rimasta alcuna testimonianza. Tutto veniva tramandato per via orale, nulla di scritto. Diventare druido non era una cosa facile. E non era un titolo che si poteva passare per via ereditaria. Probabilmente è esistita, per un lungo periodo di tempo, una sorta di «università druidica», che si trovava su un'isoletta, oggi chiamata Anglesey, a poche centinaia di metri dalla costa del Galles, nell'attuale Regno Unito. Tutti i druidi poi si riunivano, una volta l'anno, nei territori della tribù dei Carnuti in Gallia, l'attuale Francia, nella zona tra la Senna e la Loira. A dissipare un po' di nebbia ci ha pensato Giulio Cesare: nel suo «De Bello Gallico» si trova il più antico e completo resoconto sui druidi. Cesare annota che gli uomini di rango in Gallia appartenevano alla classe dei druidi o a quella dei nobili, e che queste due categorie erano separate. I druidi costituivano un gruppo sacerdotale istruito, ed erano i guardiani delle antiche leggi non scritte; avevano il potere di giudicare e di mandare persone in esilio. Cesare rimase colpito da loro perché «il punto essenziale della loro dottrina è che l'anima non muore e che dopo la morte passa da un corpo all'altro». Credevano, insomma, nella reincarnazione, il che potrebbe indicare un loro contatto con la Magna Grecia. Il geografo di lingua latina Pomponio Mela è il primo autore a informarci, nel primo secolo dopo Cristo, che l'educazione dei druidi era segreta e i loro templi erano le grotte e le foreste. Alcune zone delle foreste erano sacre e i romani e i cristiani, per debellare la religione druidica, usavano tagliare gli alberi e bruciarli. Sono giunte notizie di riti sanguinari, con sacrifici umani, ma molti studiosi ritengono oggi che si possa trattare semplicemente di propaganda dei loro nemici. Storiografi successivi, sempre di ambiente romano, parleranno dei druidi più per sentito dire, ma appare evidente che nella «categoria» fossero compresi anche dei musici, i «bardi», e degli esperti in divinazione. I druidi erano delle figure di grande importanza nei territori che, in qualche modo, amministravano e proteggevano. Poi, in perfetta sintonia con il loro stile, mentre i romani gli erano ogni giorno più ostili... scomparvero. Improvvisamente di loro non si sentì più parlare. Oggi quell'antico sapere conosce nuovo interesse e i druidi, a modo loro, sono tornati ad apparire. Come certi spiritelli campestri, nati proprio dalla loro cultura, sul genere di Puck, che, se un po' adulati, sono gentili e servizievoli.

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