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NESSUNA QUALITÀ AGLI EROI, di Paolo Franchi, con Bruno ...

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Là c'era una donna che faceva da spettatrice, prima solo a distanza, dell'amore di un uomo per un'altra donna. Rifiutando una conclusione positiva anche quando sembrava raggiungerla. In cifre spesso sospese ma non mai lontane da sapori di cronaca. Qui, invece, si naviga soprattutto fra le tenebre dell'inconscio e solo a sprazzi si possono cogliere riferimenti diretti al reale. All'inizio, ad esempio, quando Bruno, un uomo sulla quarantina, felicemente sposato, si sente dire da un medico che non potrà avere figli. È solo il punto di partenza, tuttavia, che presto, pur dicendoci della moglie che lo ama, pur informandoci che in Svizzera, dov'era nato, aveva avuto un padre celebre pittore da lui sempre odiato, ci vien fatto percorrere un suo tormentato itinerario che anche quando sembra realistico è, con segreta evidenza, frutto solo dei suoi ricordi e degli incubi che gli suscitano. Ecco perciò di fronte a lui un ragazzo, Luca, che incontra per caso, che non conosce ma che invece conosce tutto di lui e dei suoi problemi, anche quelli, pratici, che l'hanno opposto a un usuraio alla cui esosità dovrebbe forse di finire sul lastrico. Chi è Luca e perché, dopo aver tentato il suicidio, ha ucciso suo padre che è l'usuraio da cui Bruno è perseguitato e che lui odia quanto Bruno odiava suo padre a tal segno che gli abbiamo visto dar fuoco ad uno dei suoi dipinti più famosi intitolato appunto «Nessuna pietà agli eroi?». Paolo Franchi risponde soprattutto dell'interno. Mescolando con abilità i simboli, le proiezioni psicologiche, i sogni e dei momenti narrativi da Bruno solo immaginati: fra le turbe di una coscienza così stravolta che solo alla fine, mentendo nella realtà, lo indurrà a confessare una verità su se stesso unicamente interiore. Fra le pieghe del racconto c'è anche un noir, con un omicidio ammesso da due persone diverse che, tra i meandri della psiche, finiscono per essere una sola. Con il sostegno di un linguaggio in cui, pur tra luci non di rado di un pallore spettrale, si privilegia il buio: reale ma soprattutto simbolico, in due città diverse, Ginevra e, ancora una volta come ne «La spettatrice», Torino, che vanno intese quasi soltanto come «luoghi dell'anima»: per riflettere i segni più segreti di personaggi cui danno volti non di rado misteriosi Bruno Todeschini (Bruno), Elio Germano (Luca), Irène Jacob (la moglie).

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