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di RAFFAELLO UBOLDI<br/> Un genio della scacchiera, capace ...

Raccontare con ordine la sua esistenza non è certamente impresa facile, tanto risulta piena di contraddizioni, partendo dalla nascita in un ghetto newyorchese da una madre in origine ebrea russa, e da un padre rimasto sconosciuto.
A sei anni la sua prima scacchiera, regalategli dalla sorella con l'intento di toglierlo dalla strada, a quindici è il più giovane Gran Maestro di tutta la storia degli scacchi, e subito si mette a navigare controcorrente decidendo, con la madre, di recarsi in Russia, dove gli scacchi sono una passione dominante. Lì giocano nei cortili delle case, per strada, tra una pausa e l'altra dell'orario di lavoro, e sarebbe una scelta logica questa di Robert James (detto Bobby) Fischer se la Guerra Fredda non battesse il suo pieno, se il maccartismo non dominasse l'orizzonte politico Usa, al punto da farlo diventare un individuo sospetto, entrando nel mirino dell'Fbi. Ma nel 1972 allorché batte Spassky conquistando il titolo di campione mondiale di scacchi diventa un eroe nazionale, l'America intera stravede per lui, una ondata di entusiasmo paragonabile alla conquista della Luna.
È tuttavia nel pieno della gloria che inizia a manifestare una fragilità di fondo. Possono sembrare semplici manie, che comunque durano vent'anni dal l972 al 1992 allorché si rivela incapace di vivere alla luce del giorno, e ci vorranno lunghe sedute di psicanalisi per superare questa fobia. Scambiato in una cittadina Usa per un rapinatore di banche viene arrestato e sosterrà di essere stato torturato. Una disavventura, risoltasi con delle scuse, ma dalla quale comincia, come dirà, la sua battaglia "di principio contro il sistema", quale che sia, perchè nemmeno all'Est si farà troppi amici, partendo dal rifiuto di battersi contro Karpov, cosa che induce la Federazione degli Scacchi a privarlo (1991) del titolo mondiale.
Accetta invece la rivincita contro Spassky (1992, con una borsa di 3,5 milioni di dollari). Ma dove? In Jugoslavia, al momento nella lista degli stati canaglia, fra l'altro su invito di Milosevic. Il presidente Bush padre gli manda una lettera di diffida. Fischer la legge in pubblico e ci sputa sopra, il che gli vale una condanna a dieci anni di reclusione per oltraggio al presidente degli Stati Uniti. Poi và a Belgrado e vince di nuovo, a conferma di quale stoffa sia fatto. Solo che la deriva continua. Chiede di essere cancellato dall'Enciclopedia del giudaismo con la scusa di non essere nemmeno circonciso. Così negando le sue origini materne, che secondo una antica consuetudine ebraica sono invece determinanti per decidere chi egli sia. Oltretutto sbandierando questo suo rifiuto con accenti di antisemitismo. Una scelta che si precisa ancor meglio quando, solo fra pochi, plaude all'attentato alle Torri Gemelle e contro il Pentagono, motivandolo come una giusta ritorsione per le sofferenze del popolo palestinese.
Della sua genialità di scacchista ne ha dato prova ancora una volta nel 1996, elaborando una variante del gioco che consente agli sfidanti di scegliere il posizionamento iniziale dei pezzi, evitando in tal modo le aperture classiche, causa di inevitabili stasi; una variante passata alla storia col nome di Fischer Random Chess. Ma dall'incontro con Spassky a Belgrado è diventato un profugo, se vogliamo un pellegrino del mondo, dall'Europa all'Asia, in seguito di nuovo in Europa. Fino al suo ultimo rifugio nella fredda Islanda dov'è morto ad appena 64 anni di età, come pochi un personaggio in chiaroscuro, con tanti motivi perché a lungo si continui a discutere di lui.

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