Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Dopo la Kidman irrompe la bellezza mediterranea della Bellucci

default_image

  • a
  • a
  • a

Dopo la partenza della Kidman e di Connery, l'attesa per oggi di Leonardo DiCaprio, Martin Scorsese e Richard Gere, ieri la statuaria Monica Bellucci ha focalizzato su di sè l'attenzione dei flash e della folla. Al festival capitolino l'attrice umbra è presente in ben due film: quello passato ieri, «N (Io e Napoleone)» di Paolo Virzì, prodotto da Medusa e Cattleya, con Elio Germano e Daniel Auteuil (che non era a Roma per seguire in Francia i funerali della madre); e «Le Concile de Pierre» di Guillaume Nicloux, che sarà proiettato martedì nell'Auditorium romano. Calorosa l'accoglienza della stampa per l'annunciata anteprima che, con tutta l'ironia toscana di Virzì, racconta l'esilio di Napoleone (Auteuil) nel 1814 all'Elba, dove l'arrivo dell'imperatore venne subito esaltato dall'entusiamo del popolino e del notabilato locale. Nel film, tutti lo ammirano tranne uno, il giovane Martino Papucci (Germano) che sogna nella sua dabbenaggine di ucciderlo e intanto si diletta in giochi libertini con la sua disinibita amante, la bella baronessa Emilia (Bellucci). «Mi è subito piaciuto vestire i panni di questa baronessa — ha detto la Bellucci —. Sono andata a scuola di castellano per imparare il dialetto nel quale il copione prevedeva che recitassi e mi sono divertita tantissimo nel ruolo di una baronessa godereccia e un po' puttana. È una donna superficiale, una parvenu non cresciuta, capricciosa, burina, ma simpatica e vive solo il presente. Comunque, istintivamente, per il personaggio della baronessa mi sono ispirata alla Sandrelli a quella sua sensualità mista a innocenza, alla sua generosità sulla scena». Charmant e impeccabile, nel suo stile total black di giorno e rosso di sera, Monica Bellucci ha portato un tocco di glamour tutto italiano alla Festa capitolina. Nei due ruoli appare tra l'altro diversissima, perchè quando recitava in «N» aveva appena avuto la sua bambina: «Quando Virzì mi propose il ruolo della baronessa, eravamo in un ristorante e ricordo che rimase pietrificato quando io con molta nonchalance mi misi ad allattare al seno mia figlia, nel mezzo della sala. Questo film è stato un ritorno al dialetto, dopo "I mitici" di ormai 12 anni fa, dove recitavo in marchigiano. Qui parlo castellano, con una puntina di perugino. Non è facile trovare commedie belle e ironiche come questa per un'attrice. Virzì è stato capace di realizzare una commedia dai toni amari che offre più letture, come la genesi dell'amore per il potere, per il tiranno e l'adorazione del popolo verso i potenti. In questo senso il film deplora quella visione del mondo improntata sul commercio, una visione che allontana le persone dalla vita reale e che molti hanno associato al berlusconismo. Il film ha molteplici significati: chi vuole può leggerli, altrimenti può godersi un bello spettacolo». Come quelle scene in cui la divina Bellucci fa il bagno nuda nella vasca, «facendo venire il batticuore a tutti», ha sottolineato Virzì. Domani la Bellucci sarà nel programma radiofonico di Fiorello su Radiodue: «So che Fiorello fa la mia imitazione e so che è molto divertente, ma non l'ho mai sentita personalmente, perchè sto poco in Italia. In quanto all'imitazione che Fiorello fa di mio marito, beh, per fortuna, Vincent non è sempre così collerico». In una conferenza stampa strapiena iniziata subito dopo l'applaudita proiezione passata nella sezione Premiere, il film viene definito dallo stesso regista in tanti modi diversi: «commedia, fiaba nera e apologo filosofico. E in Martino c'è tutta l'esaltazione giovanile che io avevo al liceo». La pellicola, liberamente tratta da «N» romanzo di Ernesto Ferrero, è da ieri nelle sale distribuita da Medusa in 400 copie. Oltre alla Bellucci nel film spiccano altri due ruoli importanti, di Francesca Inaudi e Sabrina Impacciatore. La Bellucci ha poi preso le difese della neonata Festa di Roma circa le polemiche tra questa nuova iniziativa e la Mostra di Venezia:

Dai blog