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Giuda fedelissimo di Cristo

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Cambia l'odiosa storia di Giuda Iscariota, l'apostolo che per 30 denari voltò le spalle al Nazareno, lo indicò ai soldati del Sinedrio nell'orto di Getsemani e poi si tolse la vita divorato dal rimorso. Dal deserto dell'Egitto è affiorata un'altra verità, un altro capitolo del Vangelo nel quale Giuda è il servitore più fedele e vicino a Gesù, e al quale per questo è spettato il compito più infame. Il testo in lingua copta era stato scoperto negli anni '70 nel deserto egiziano, restaurato e tradotto dopo lunghe peripezie e attraversamenti dell'Atlantico, e ieri è stato presentato negli Usa, a Washington, nella sede di National Geographic. L'ultimo capitolo del Vangelo sembra estratto da un libro di Dawn Brown, l'autore del "Codice da Vinci", e si rivela all'attenzione mondiale come la parte inedita di un giallo religioso senza fine. Il documento si apre col «racconto segreto delle rivelazioni fatte da Gesù a Giuda Iscariota». Giuda viene descritto come l'apostolo che era più vicino a Gesù e che lo comprendeva in modo più approfondito. «Allontanati dagli altri e ti dirò i misteri del regno - ordina Gesù a Giuda - Sarà possibile anche per te raggiungerli ma dovrai soffrire molto». «Gli altri Vangeli non danno mai una spiegazione soddisfacente della ragione per cui Giuda avrebbe tradito Gesù - ha sottolineato ieri lo studioso Craig Evans, un esperto nel Nuovo Testamento - Si parla di avidità e di influenza satanica. L'affermazione che Giuda agì per obbedire agli ordini di Gesù offre una affascinante spiegazione». In uno dei passaggi chiave del documento Gesù dice a Giuda: «Tu supererai tutti gli altri, perché sacrificherai la parte umana di me... sarai maledetto dalle altre generazioni». «Il documento trasforma di colpo Giuda nel "buono" della vicenda - afferma Craig Evans, uno studioso di religione - È l'apostolo che comprende meglio Gesù. E che l'aiuta a uscire dalla trappola materiale del suo corpo». Il testo originale greco del "Vangelo di Giuda" sarebbe stato scritto verso il 150 dopo Cristo. La sua prima menzione storicamente accertata risale all'anno 180 quando Ireneo, vescovo di Lione, si scaglia nel suo trattato "Contro le Eresie" contro un gruppo che «dichiara che Giuda il traditore era l'unico a conoscere la verità» basando la loro tesi «su un testo falso che chiamano il "Vangelo di Giuda"». Entrato in possesso nel 1978 di un antiquario egiziano, il manoscritto finì nel 1984 nel deposito di una banca di New York dove restò per 16 anni deteriorandosi in modo spaventoso. Acquistato nel 2000 dall'antiquario Frieda Nussberger-Tchacos, il papiro attraversò di nuovo l'Atlantico alla volta della Svizzera, in condizioni ormai catastrofiche. Il papiro è stato sottoposto a una lunga serie di esami per accertarne la autenticità temporale: dal radio carbonio all'analisi dell'inchiostro, dall'analisi linguistica a quella della grafia dello scrittore. Tutte le analisi hanno confermato che il documento risale al 300 dopo Cristo. Se sarà autenticato anche dalla Chiesa di Roma, il testo toglie la patina di sporco dalla figura dell'apostolo reo confesso e ne rende l'anima candida. Fa giustizia dopo duemila anni di calunnie dette e scritte in tutte le lingue, arrivate a un tale abisso di disprezzo che il nome Giuda è sinonimo di peccatore senza perdono. Giuda è stato messo in bocca a Lucifero, Dante lo ha confinato all'Inferno (34esimo canto), col diavolo, Bruto e Cassio coperti interamente dal ghiaccio, da cui traspaiono «come festuca in vetro». È stato definito il Satana terreno, perché come il principe degli angeli tradì il Creatore, dando vita alla ribellione degli spiriti in cielo, finendo precipitato in Terra, Giuda tradì il Salvatore della storia dell'uomo. Ma è pur vero che nonostante tanto male, l'apostolo aveva cominciato a suscitare un po' di umana compassione. In fondo, da mortale era caduto nella tentazione e da mortale l'aveva superata (impiccandosi nel giardino degli ulivi); da mortale aveva commesso una colpa il cui pes

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