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Il microcosmo della provincia Usa

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UN MICROCOSMO di vita provinciale americana. Si comincia con una moglie aggressiva e di colore che pianta in asso un timido marito di pelle bianca, Richard, dividendo con lui due figli piccoli, di sette e quattordici anni, anch'essi di colore e con i capelli crespi. Poi si incontra Christine che conosce Richard nel negozio di calzature dov'è commesso e ne è attratta. Ricambiata, certo, ma con modi così impacciati che quasi si sente respinta. Poi vi sono i giochi pericolosi dei due bambini, il più piccolo pronto ad addestrarsi all'erotismo tramite internet, il più grandicello lasciandosi sessualmente adescare da due ragazzette disinibite solo un po' più grandi di lui. Si aggiungano la scontrosa titolare di un'impresa dove Christine tenta invano di presentare la sua attività artistica nel campo audiovisivo e un anziano pensionato che, dopo essere finalmente riuscito a unirsi a una coetanea che ha amato a distanza tutta la vita, se la vede morire quasi tra le braccia, dopo esserne stato lasciato per timore che soffra. Come dice il titolo: «Io e te e tutti quelli che conosciamo». Un va e vieni di persone, però, che non tutte si conoscono tra loro, anche se, qua e là le loro vite si costeggiano o si intrecciano. Si è incaricata di reggere le fila di tutti questi personaggi, esordendo nella regia del lungometraggio, un'artista multimediale, Miranda July (qui anche attrice nella parte di Christine), abbastanza nota nel campo dei cortometraggi e anche, appunto, per certe imprese multimediali a livello, spesso, della radio. Il clima, pur tendendo alla quotidianità, ogni tanto approda al surreale con personaggi strambi, vicende che si intersecano senza approdare, volutamente, a vere soluzioni, gesti e situazioni rappresentati ora con partecipazione ora con distacco. La storia più o meno sentimentale fra Richard e Christine è la più convincente: per i suoi toni sospesi e intenzionalmente non risolti, per il disegno caldo di quei due caratteri così dissimili e pure, per qualche tempo, uniti dall'empito dei sentimenti. Egualmente convincente, pur dato quasi di sfuggita, l'episodio dell'anziano e del suo malinconico amore in tarda età, mentre lasciano decisamente interdetti i «giochi proibiti» di quei bambinetti che rasentano in qualche momento il fastidio. Il film, recitato da tutti con sincerità, ha vinto la scorsa primavera a Cannes il premio per l'opera prima, la Caméra d'or, vincendo, qua e là, anche altri premi. Io comunque non glieli avrei assegnati.

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