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Musica cromatica, così sperimentavano Ginna e Corra

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Kandinskyi interpretava nei dipinti del 1911 le impressioni musicali di un «Concerto», e Aleksandr Scriabin si valeva di lampadine elettriche colorate per le sue «proiezioni luminose». Di «Musica cromatica» parlarono per primi due futuristi, i ravennati Arnaldo e Bruno Ginanni Corradini (Ginna e Corra). Analoghe ricerche in pittura fecero il cèco Kupka, il compositore e pittore Arnold Schönberg, Léopold Survage col suo «Ritmo colorato». Da queste esperienze, dunque, non si tennero lontani i futuristi, e lo dimostra una singolare e attraente mostra al Centro Pompidou di Parigi, che prende il titolo «Sons et lumières» e che dà alle sperimentazioni italiane del primo Novecento uno spazio non più marginale. La critica francese, infatti, in tema d'arte e di avanguardie storiche, per molto tempo aveva dato scarso rilievo al futurismo italiano, forse per non ammettere, per il futurismo, anche ideologicamente deprezzato, una importanza pari a quella data a cubismo, surrealismo e dada. Sembra ora venuto il momento che un pieno riconoscimento al valore del movimento creato da Marinetti è provato specialmente con mostre d'arte, dall'Europa ad altri continenti. L'obbiettivo di «Sons et lumières» è di fare una storia del suono nell'arte del XX secolo, ricercando e mettendo in evidenza, in primo luogo, le «Corrispondenze» tra astrazione, musica dei colori, luci animate. Vengono, dopo le prime esplorazioni, le «Impronte» lasciate da Lazlo Moholy-Nagy e da Oskar Fischinger, e le così definite, «Rotture», cioè spezzature che ricorrono al «caso», al «rumore», al «silenzio», e dove un primo posto occupano, senza alcun dubbio, Russolo e i «futuristi». Nel settore delle «Corrispondenze», se è vero che il «Notturno» astratto di Franz Kupka è del 1911, e che le «Composizioni sceniche» e «Impressioni» suggerite dal «Concerto» di Kandinsky sono rispettivamente del 1908 e del 1911, e le «visioni pittoriche» di Schönberg sono del 1910, anche i fratelli Ginanni Corradini pensarono agli accordi cromatici» nel 1909, a «Musica della danza» nel 1912, e addirittura a uno «Studio di effetti fra quattro colori» nel 1907, prima di passare ai brevi film, ora perduti (ma di cui si hanno testimonianze, anche nella mostra parigina) di «Musica cromatica», che risalgono al 1912. Quanto alla teorizzazione di questa arte pittorica prioritariamente «astratta» che si ispira ai suoni vanno ricordati alcuni testi basilari: di Kandinsky, «Della spiritualità nell'arte particolarmente nella pittura» (aprile 1912), e «Arte dell'avvenire» di Ginna che è del 1910, seguito da «Pittura dell'avvenire» (1912), dove l'astrattismo è ritenuto come nato da esigenze musicali. La mostra concede ampio spazio anche a Léopold Survage e al suo «Ritmo colorato» che non è che la illustrazione o interpretazione di un'opera musicale. È un'arte autonoma benché basata sugli stessi dati psicologici della musica. Ricchissima è la esemplificazione delle ricerche condotte da altri artisti (Pollock, Mondrian, Len Lye), il definito «futurista» Picabia, i ritmi di Sophie Taeuber-Arp, gli studi di Hans Richter e Viking un artista svedese che aveva studiato alla Accademia di Brera), le rappresentazioni plastiche di una notazione musicale di Klee, i cechi mobili di Oskar Fischinger, diventato poi collaboratore e perfino di episodi di «Fantasia» di Walt Disney. Dove il futurismo, nella mostra di «Pompidou», domina risolutamente il campo è nel settore «Rotture». Qui è «L'art des bruits» (L'arte dei suoni) di Luigi Russolo che viene proposta col Manifesto presentato in Francia nel 1913, in lingua francese, così come «La peinture des sons, bruite et odeurs» di Carlo Carrà. Tutti i Manifesti futuristi, negli anni Dieci, sono diffusi in più Paesi e più lingue, e Valentino de Saint Point lancia a Parigi nel '13 anche il «Manifesto futurista della Lussuria». Il

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