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Cannes alla rovescia esalta gli outsider

A bocca asciutta anche Lars von Tryer e Clint Eastwood. Consolazione per la Makhmalbaf

Ottenuto dal Festival di poter premiare con più di una ricompensa lo stesso film, i giurati hanno in pratica sottolineato per tre volte con il doppio premio gli unici film che avevano davvero nel cuore. Ne escono trionfanti Gus Van Sant con il suo «Elephant», la sorpresa annunciata del Festival, ovvero il turco N. B. Ceylan, con «Ukak» («LOntano») e il raffinato, emozionante, appassionato canadese Denys Arcand con «Le invasioni barbare», seguito de «La caduta dell'impero americano».
Tutto bene fin qui anche se i due premi per l'interpretazione sembrano veramente cervellotici e guidati dal gusto della sorpresa a tutti i costi, specie pensando che uno dei due attori turchi è non professionista e l'altro (M. E. Toprak) è deceduto dopo la fine del film.
Fa però scandalo che uno dei vincitori morali di questa edizione, per il resto povera di talenti, come Lars von Trier con il suo «Dogville» risulti cancellato dalla memoria dei giurati e non possono non dispiacere le esclusioni di candidati eccellenti come l'italiano Neri Marcorè per l'interpretazione, il russo Sokurov per la regia, e un monumento del cinema come Clint Eastwood.
Insomma il verdetto, filtrato per la prima volta nelle sue linee generali già qualche ora prima dell'annuncio ufficiale, lascia la bocca amara e non fa abbastanza onore ai tre eccellenti film che comunque questa sera trionfano.
Serata amara, invece, per Pupi Avati e Neri Marcorè che con «Ilcuore altrove» pensavano distrappare qualcosa. «Sono rammaricato per non aver vinto nulla malgrado l'accoglienza trionfale del pubblico che ha accolto il film con dieci minuti di applausi: una cosa di cui la giuria sembra non aver tenuto conto». Così ha reagito il regista dell'unico film italiano in corsa nella selezione ufficiale a Cannes.
«Mi consolo però con il fatto che il film è stato venduto in ben 21 paesi, tra i quali alcuni come Cina e Inghilterra con un mercato piuttosto chiuso rispetto all'Italia. In questo senso Cannes ci ha fatto benissimo».
Sulle motivazioni della sconfitta il regista ha una sua teoria. «Il mio è un film molto classico e sono convinto che specie tra i giurati registi abbia prevalso il criterio di premiare più un cinema di tendenza, innovativo, che uno che emoziona e commuove».
Avati conclude sottolineando che «il mercato però in Italia ci continua a premiare: siamo passati in due settimane dal 39mo posto al terzo, dopo 'Matrix Reloaded' e 'The Eyes', e venerdì abbiamo incassato (con 109 copie) 37.000 Euro e sabato 85.000».
«Personalmente non desidero diventare presidente in un mondo in cui la persona più importante è il presidente Bush». Così la regista iraniana Samira Makhmalbaf ha commentato a caldo il Premio della Giuria, ricevuto per il film «A cinq heures de l'apres-midi». Nel film, ambientato in Afghanistan, la protagonista, nel dopo-talebani, spera appunto di diventare presidente del proprio paese.
La giovane regista ha invece voluto dedicare il premio, consegnatole da Judith Godreche, «a tutte le donne che soffrono e combattono per un mondo migliore».

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