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I social al servizio del potere

Tim  e Moncler regine dei social network

Una riflessione sull’evoluzione dell’informazione e sul ruolo della Rete, tra haters e fake news. Di questo e molto altro si è parlato ieri al convegno «La comunicazione al tempo dei social - #SocialCom19», organizzato a Montecitorio da SocialCom.
Un appuntamento sulla comunicazione digitale, giunto alla quinta edizione, che ha coinvolto esponenti delle istituzioni come il presidente della Camera Roberto Fico e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Andrea Martella, giornalisti, operatori ed esperti del settore.

«Considero, oggi, la politica e il potere i più importanti fattori di manipolazione e alterazione dei fatti, con i social che fanno da amplificatore», il pensiero del direttore di Radio Capital Massimo Giannini, secondo cui «i principali organi di informazione nel mondo, ora, sono i governi, che nella tecnologia hanno lo strumento per cercare di condizionare l’opinione pubblica. I populisti, non da oggi, tentano di veicolare le loro tesi attraverso le piattaforme informatiche speculando sulle paure dell’uomo abbandonato, che ha magari perso le proprie certezze. In questo scenario, penso che i giornalisti abbiano un compito fondamentale». 

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Dal canto suo, il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez ha parlato della crisi in cui versano i giornali e della necessità di sganciarsi dal flusso delle agenzie di stampa trovando notizie esclusive, non necessariamente scoop alla Watergate.
Per il direttore di Wired Federico Ferrazza, «non c’è un giornalismo in crisi, ci sono aziende editoriali che riescono o meno a stare sul mercato. Dare addosso ai giganti della tecnologia è totalmente fuori dal mondo e vorrei anche smitizzare l’idea che i social siano così importanti».
Altro momento ricco di spunti interessanti il panel - moderato dal direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano - «sul caso Bellanova». Vi ricorderete gli insulti sul web indirizzati alla responsabile delle Politiche agricole, alimentari e forestali, in occasione del giuramento lo scorso settembre, al Quirinale, del governo giallorosso. Motivo dello scandalo? L’indossare un abito blu con balze e il titolo di studio, la licenza media. «Onestamente non è stato un episodio piacevole, ma non è tra le cose peggiori che capitano nella vita», ha affermato serafica durante il convegno la diretta interessata, che all’epoca aveva replicato con ironia alle critiche. «In altri casi - ha proseguito l’esponente dell’esecutivo - le ferite più pesanti si registrano quando ci sono delle assunzioni di responsabilità e Internet viene aizzato per creare dei problemi a te, ai tuoi collaboratori, alla tua famiglia. Un esempio è stato quello della vertenza dell’ex Ilva: nel momento in cui ti accusano online di voler ammazzare i bambini, è una cosa molto dolorosa».

Ma come gestisce i suoi profili social Teresa Bellanova? «Ho delle persone che ovviamente mi aiutano, ma preferisco vedere prima e mediare i contenuti. Credo che per chi fa il mio lavoro è una scelta utile e doverosa». Chissà come si regolano gli altri ministri del Conte bis, verrebbe da chiedersi...

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