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E parte la campagna "boicotta Benetton"

Blog e opinionisti della Rete: non compriamo più abiti con il loro marchio

Antonio Rapisarda
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Colpire la reputazione ma soprattutto il portafoglio. Se ufficialmente - dopo la fredda e burocratica nota a caldo di Atlantia dove sono state ribadite le clausole in caso di revoca della concessione - le scuse di Autostrade sono infine arrivate, sul web la «sentenza» è giunta fin dalle prime ore successive alla tragedia di Genova: boicottare i Benetton e stanare poi l'ipocrisia del cantore delle loro campagne «global», il fotograto Oliviero Toscani. La contromossa partita dal basso ha preso di mira proprio l'attività più sensibile del gruppo: l'abbigliamento. L'ultimo post sulla pagine Facebook di «United colors of Benetton» – datato non a caso 14 agosto, lo stesso giorno del crollo del ponte Morandi, e dedicato ai saldi di fine stagione – è stato letteralmente preso d'assalto da quasi duemila utenti con commenti che non hanno bisogno di spiegazioni: «Non comprerò mai più un vostro prodotto!», «Oggi quale campagna fotografica di Oliviero Toscani avete finanziato?», «Mai più un vostro prodotto. Per sempre», «Non sono mai stata una vostra cliente ma ora men che meno», «Ipocriti. Radical-chic». Rabbia ma anche follia del popolo degli webeti. Stesso trattamento su Twitter dove la rabbia popolare si può monitore a suon di hastag. Sotto accusa, qui, è finita soprattutto l'uscita di Toscani che ha stigmatizzato l'atteggiamento degli italiani (definiti «popolo frustrato») nei confronti della famiglia Benetton. La risposta non si è fatta attendere: «Benetton e Toscani pro-immigrazione – si legge in un post -. Sono gli stessi che in Patagonia hanno cacciato la popolazione locale per allevare le pecore che producono lana. In Italia buonisti al servizio del Pd di cui primi finanziatori, dopo che il Pd gli ha regalato l'autostrada più cara del mondo!». L'indignazione è rivolta anche al doppiopesismo del pubblicitario davanti ai morti di Genova: «Toscani, adesso ti metterai una maglietta rossa per le vittime di Genova?», recita uno dei tweet virali che si richiama direttamente alla campagna contro la decisione del governo di chiudere i porti alle navi delle Ong che ha visto il fotografo in prima linea assieme ai vari Saviano, Gad Lerner & co. Dura e pungente, poi, l'immagine retwittata da tanti utenti con il ponte Morandi spezzato accompagnata dal logo «United Colors of Benetton». Anche tra gli scrittori c'è chi ha lanciato l'invito esplicito al boicottaggio. È il caso Januaria Piromallo che sul suo blog ospitato da Il Fatto Quotidiano ha inaugurato la campagna anti-Benetton: «Non indosserò mai più un pullover Benetton. Fate lo stesso», ha esortato la giornalista storpiando il nome dell'azienda in «United colors della vergogna». La protesta contro Benetton non si limita solo al web ma si è già riversata in piazza. Ci ha pensato Forza Nuova con un blitz a Treviso effettuato davanti il punto vendita in Piazza Indipendenza. «Just one color: rosso sangue», questa la frase esposta sullo striscione in riferimento alle vittime del ponte Morandi. Quella del marchio Benetton, per gli esponenti di destra, «è la storia della peggiore ideologia politicamente corretta del melting pot imposta attraverso gli scatti del servo Toscani». Davanti a tutto questo «abbiamo il dovere di boicottare il mostro Benetton in tutte le sue forme e sembianze». E a favore del bocottaggio si schiera anche anche il Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana.

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