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La lunga scia di morte dell'Italia che si sbriciola

Ecco il drammatico elenco dei crolli che hanno colpito la Penisola

Fernando M. Magliaro
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C'è un'Italia che si sbriciola lasciando spesso una lunga scia di morti. Vetustà delle strutture e mancata manutenzione, errori di progettazione e calcoli sbagliati, cemento annacquato o tondini di ferro insufficienti se non assenti, terremoti e frane ma anche drammatiche disattenzioni: le cause di questi crolli e di queste morti sono molteplici. La “madre”, forse, di tutte queste sciagure può essere la Diga del Vajont: 9 ottobre 1963 gli errori in fase di progettazione e di gestione della diga e dell'acqua nell'invaso, provocarono il crollo di una parte del Monte Toc dentro il lago artificiale che traboccò precipitando a valle e distruggendo Longarone e altri paesi del fondovalle causando la morte di 1910 persone.  Poi c'è il lungo elenco di opere pubbliche che crollano e Genova ieri è solo l'ultimo di una lunga serie. Quasi sempre si tratta di ponti e spesso i crolli avvengono a causa dell'urto con mezzi pesanti.  È di pochi giorni fa l'esplosione dell'autostisterna di Gpl sul raccordo di Casalecchio fra l'Ausotrada del Sole e la A14: muore l'autista dell'autocisterna, 145 sono i feriti e crolla un viadotto ponte.  Andando indietro nel tempo: giugno 2018, sempre a Sampierdarena, un tir urta un ponte, danneggia il sottopasso ferroviario e finisce per bloccare per cinque ore la linea tra Genova e Savona. A luglio 2016, un escavatore, probabilmente con la benna alzata, urta, danneggiandolo un ponte sull'Aurelia a Montalto di Castro. Dicembre 2015, un camion resta incastrato sotto il ponte di via Ginestrato ad Ariccia. Luglio 2015, a Frascati un altro escavatore urta un ponte sulla Tuscolana vecchia. L'estate prima, a luglio 2014, un altro camion sbatte contro un ponte pedonale su via Flaminia che crolla. Gennaio 2014, un camionista dimentica il cassone alzato, passa sotto un ponte ferroviario sulla Domodossola-Milano e lo danneggia. Nel 2010, 7 aprile, un autoarticolato che trasportava una gru urta contro il cavalcavia di Strada Cebrosa, alla porte di Torino, sull'autostrada Torino-Milano. Poi c'è il lungo e triste elenco dei crolli senza l'urto come causa: 9 marzo 2017, si sbriciola il cavalcavia sull'A14 fra Loreto e Ancona provocando due morti e due feriti. Stesso anno, ad aprile, cade un viadotto della tangenziale di Fossano, in provincia di Cuneo. La struttura era tutto sommato recente essendo stata inaugurata nel 2000.  A fine gennaio era crollato il ponte sul Fiumara Allaro, nella Locride in Calabria, nei pressi di Marina di Caulonia, zona già interessata in passato da altri crolli stradali. Un crollo, questo, che aveva praticamente tagliato in due l'area.  E si passa all'anno 2016: fine ottobre, il passaggio di un tir da oltre 108 tonnellate che trasporta bobine di acciaio causa il cedimento del cavalcavia di Annone, in provincia di Lecco. Il crollo coinvolge l'Audi di Claudio Bertini, 68 anni, che perde la vita. Nel 2015, ad aprile, è il maltempo a provocare una frana che distrugge un pilone del viadotto Himera sull'Autostrada A19 Palermo-Catania.  Il 25 dicembre 2014 uno dei più grandi scandali in tema: cede il viadotto Scorciavacche sulla statale Palermo-Agrigento. Era stato inaugurato solo due giorni prima, il 23 dicembre. Questo incidente non ha coinvolto automezzi e non ha causato danni alle persone. Anno 2014, luglio: sempre in Sicilia, provincia di Agrigento, 4 feriti a causa del cedimento di un tratto del viadotto Petrulla, sulla statale 626 tra Ravanusa e Licata. A novembre 2013 tocca alla Sardegna: un alluvione provoca il crollo di un ponte sulla strada provinciale Oliena-Dorgali. Un agente di polizia muore e tre suoi colleghi restano feriti. Stesso anno, questa volta ancora in Liguria: il 22 ottobre 2013 forte nubifragio e crolla il ponte a Carasco, sul torrente Strula, provocando due vittime. Nell'Italia che annovera in piedi monumenti come il Colosseo, ponti in pietra d'epoca romana, acquedotti dei Cesari perfettamente funzionanti, la mancata manunenzione riesce a provocare disagi. È di queste settimane il caso del ponte sul fiume Giovenco, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, che è stato chiuso in quanto pericolante. Una struttura mai manutenuta dal 1961 e la cui chiusura ha di fatto isolato tre importanti centri turistici della zona, Bisegna, San Sebastiano e Ortona dei Marsi dal più importante centro di Pescasseroli. 

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