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Presepe, bufera sul vescovo di Padova

Il monsignore: "Fare un passo indietro". Lega Nord all’attacco. Il 56% degli studenti vuole i simboli cattolici a scuola INTERVISTA "La Natività è uno splendido atto di amore" 

Presepe, bufera sul vescovo di Padova

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Una sfida culturale che, proprio nei giorni di preparazione al Santo Natale, sembra aver superato ogni baluardo di fede. E già perché quella del presepe non è più (soltanto) una questione di credo religioso. Un particolare decisivo che deve essere tuttavia sfuggito al vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla che in un’intervista radiofonica sul caso Rozzano - dove il preside, poi dimessosi, aveva vietato la festa di Natale nell’istituto e tolto tutti i crocefissi dalle aule - aveva detto di essere pronto «a fare un passo indietro per salvare la fraternità».

Una frase choc, subito sottolineata dalla Lega Nord, da Salvini a Maroni e Zaia, al punto che il vescovo di Padova ha dovuto pubblicare in agenzia una lunga precisazione.

«Non sono contro la presenza della religione nello spazio pubblico, né tantomeno contro le tradizioni religiose, ma né le religioni né le tradizioni religiose possono essere strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni - sottolinea monsignor Cipolla - fare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo. Un modo per vivere il Natale è proprio tradurre nella vita, come testimoniano tante figure di uomini e di donne, i grandi valori del Vangelo, in cui tante religioni si ritrovano unite: pace, attenzione al Creato, solidarietà con gli ultimi…».

La difesa della nostra tradizione, imprescindibile dal cristianesimo, non significa né rinnegare il dialogo con altre fedi e culture né negare un’integrazione che, dai tempi dell’Impero romano, è costumanza millenaria.

Per questo colpiscono, ancora di più, le parole dello storico leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. «Quel preside, magari ispirato da buona volontà, ha prodotto nocumento a molti - ha detto in merito al caso Rozzano - il rispetto dell’altro non risiede nella negazione della propria storia. Il rispetto degli altri passa dalla tolleranza, che è il rispetto della posizione dell’altro. Mi piacerebbe che ci fossero visibili nel Paese anche le manifestazioni religiose degli islamici o delle altri fedi».

Una storia dunque, fatta di usi, costumi, credenze, tradizioni, in una sola parola, cultura. E la nostra cultura impone i simboli del Santo Natale. Non a caso ieri i dati di un’indagine Doxa commissionata da Govone, hanno rilevato che il presepe è il simbolo per antonomasia del Natale e per un italiano su due (55%) batte l’albero (21%). Contestualmente un’indagine di Skuola.net su un campione di circa 2200 studenti di scuole medie e superiori ha confermato che il 56% degli alunni non è disposto a rinunciare al presepe, all’albero, così come ai crocefissi e a Pasqua. Solo il 15% degli studenti si è detto favorevole all’abolizione di tutti i simboli religiosi nelle scuole.

Uno scontro, quello sul presepe, distante dalla realtà e, proprio per questo, presta il fianco a strumentalizzazioni non di una politica che difende i valori italiani ma di chi, facendosi scudo con un falso laicismo, allarga le divisioni. È il caso di Sassari dove il dirigente della scuola primaria San Donato ha negato la visita del vescovo monsignor Paolo Atzei per la tradizionale benedizione natalizia. Una decisione «grave e faziosa», scrive in una lettera aperta in cui chiede la rimozione del dirigente scolastico, il consigliere regionale, Marcello Orrù, fondatore del Movimento Cristiano, che sottolinea come l’integrazione non debba «corrispondere a una rinuncia della propria identità a favore di una falsa idea di rispetto per le identità altrui. Si tratta di decisioni di una gravità inaudita». Sempre ieri una mamma di Agrigento ha denunciato un caso simile a quello di Rozzano nella scuola Esseneto della città siciliana: niente addobbi né canti, né festa.

Sfida culturale dunque che sembra aver superato quella di religione, per questo la politica dovrebbe intervenire, unita, per evitare che speculazioni così gravi per la sopravvivenza stessa della nostra tradizione possano essere esercitate da singoli individui che hanno la responsabilità proprio della crescita dei nostri figli, cioè i dirigenti scolastici.

Su questo il centrodestra è compatto, al di là del colore leghista - Matteo Salvini ha annunciato ieri che si vestirà da Re Magio - e anche il centrosinistra, seppure con qualche eccezione, non sembra voler lasciare spazio a un "fanatismo" al contrario. Per due motivi: la componente cattolica comunque ben presente e radicata nel Pd e il laicismo della sinistra italiana, ben sintetizzato da Bertinotti che ha come cardine fondante la tolleranza, anche verso i cattolici.

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