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'Ndrangheta, 40 arresti tra Lombardia, Veneto e Sicilia

Filmata per la  prima volta la cerimonia di conferimento della Santa VIDEO 
Le regole del santista VIDEO   

'Ndrangheta, 40 arresti tra Lombardia, Veneto e Sicilia

'ndrangheta

Quaranta arresti tra Milano, Como e Lecco, ma anche in Veneto e in Sicilia, per associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi. Al centro delle indagini del Ros tre sodalizi della 'ndrangheta radicati nel Comasco e nel Lecchese, con difffuse infiltrazioni nel tessuto locale e saldi collegamenti con le cosche calabresi di origine. Sono stati documentati con dei video i rituali mafiosi per il conferimento delle cariche interne e le modalità di affiliazione. Per la prima volta dopo tante operazioni sulla criminalità organizzata, la cerimonia di conferimento della Santa, il grado di affiliazione 'ndranghetista ritenuto il più alto, è stato filmato. Una cerimonia finora solo raccontata da alcuni pentiti. “Nel nome di Garibaldi, Mazzini, La Marmora" si giura per diventare "saggio fratello": questo il rito documentato in un video registrato da una telecamera nascosta. “Nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole di umiltà formo la santa società", si sente pronunciare nel video, mentre gli affiliandi sono ritratti col capo chino, "Dite assieme a me - continua il 'celebrante' - 'Giuro di rinnegare tutto fino alla settima generazione, tutta la società criminale fino a oggi da me riconosciuta per salvaguardare l'onore dei miei saggi fratelli”. Il tutto è stato registrato non in Calabria, ma a Castello di Brianza (Lecco). “Dal 1800 a oggi la 'ndrangheta è stata sempre quella”, ha detto nel corso di una conferenza stampa in procura a Milano Ilda Boccassini, procuratore aggiunto a capo della Dda. La forza delle tradizioni, ad esempio si evince anche dalle perquisizioni “dove abbiamo trovato un quaderno con un formulario. Spero che tanti giovani abbiano la costituzione sul comodino, l'antistato ha le formule dei riti” dove “i valori della vita vengono visti in forma negativa” e condizionano “il vivere democratico”.

Tutto è stato reso possibile dalle trappole elettroniche dell'operazione “Insubria”, che riguarda anche le province di Monza-Brianza, Verona, Bergamo e Caltanissetta. Dalle rilevazioni e intercettazioni è emerso che anche un minorenne era tra gli affiliati a una delle locali della 'ndrangheta individuate. Il giovane è il figlio del boss Salvatore Pietro Valente e per lui “sono stati trasmessi gli atti alla procura della Repubblica dei minori di Milano”. In collegamento all'operazione “Insubria”, i carabinieri del Ros di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di Giuseppe Larosa di 49 anni, Pasquale Valente di 52 (entrambi di Giffone), Salvatore Bruzzese di 62 anni (di Grotteria). Tutti e tre sono accusati associazione per delinquere di stampo mafioso.

Il ritornare degli stessi nomi in diverse inchiesta di 'ndrangheta anche a distanza di anni e dopo lunghi periodi di detenzione, secondo i pm milanesi, dimostrerebbe che dalla "'ndrangheta non si esce". "Questa inchiesta - ha spiegato il pm Paolo Storari - ha un collegamento con quella denominata 'Fiori della notte di San Vito'. Molti soggetti condannati e che hanno scontato un lungo periodo di detenzione li ritroviamo qui, nonostante lunghi periodi di rieducazione”. L'operazione “Insubria” trova anche un collegamento con l'inchiesta “Infinito”: ci sono infatti conversazioni che attestano i rapporti degli indagati con Pino Neri (il boss condannato nell'ambito di quell'inchiesta). L'indagine, ha spiegato Storari, non ha invece rivelato contatti degli affiliati con esponenti del mondo politico. E' stato invece ribadito un dato più volte sottolineato da Boccassini dopo analoghi blitz contro la 'ndrangheta: "Gli imprenditori continuano a essere omertosi e a non denunciare gli episodi di estorsione di cui sono vittime e che abbiamo documentato in diretta". Solo tra il 2008 e il 2014 sono stati accertati circa 500 episodi intimidatori. Una delle attività “prevalenti” delle cosche decapitate in Lombardia era quella del recupero crediti in quanto gli imprenditori si rivolgevano alla 'ndrangheta quando avevano problemi di insolvenza.

 

 

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