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Il re della mozzarella è innocente

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Inchiesta «Oro bianco»: prima tutti in galera, poi tutti scagionati. Il gip archivia l'inchiesta su Giuseppe Mandara e altri 29 indagati

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Nel 2012, la Procura li vuole in galera. Appena due anni più tardi, nel 2014, la situazione si capovolge completamente. E la stessa Procura si accorge che sono tutti innocenti. Così, i pm gettano la spugna e chiedono l'archiviazione per i trenta e passa indagati dell'inchiesta della Dda di Napoli ribattezzata «Oro bianco». Richiesta accolta dal gip Anita Polito che mette la parola fine al fascicolo aperto nei confronti, tra gli altri, dell'imprenditore della mozzarella Giuseppe Mandara, accusato di associazione per delinquere aggravata dall'aver agito per agevolare il clan dei Casalesi, e di frodi alimentari. Per la Procura, «gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non appaiono idonei a sostenere l'accusa in giudizio». La vicenda risale al 2012 quando i pm Giovanni Conzo, Alessandro D'Alessio e Maurizio Giordano chiesero al gip una trentina di ordinanze di custodia cautelare, ma la richiesta non fu accolta per carenza dei gravi indizi di colpevolezza. Oltre agli arresti, i pubblici ministeri antimafia chiesero anche il sequestro di decine di aziende lattiero-casearie che non venne, anche in questo caso, concesso. Ma su che cosa si basava l'intera indagine? Secondo l'accusa, quest'associazione per delinquere avrebbe prodotto e commercializzato falsa mozzarella di bufala utilizzando illecitamente latte congelato e/o proveniente dall'estero. In realtà, non solo non esisteva l'associazione per delinquere, ma nemmeno la frode alimentare visto che diversi collegi hanno nel frattempo bocciato l'intero impianto accusatorio e le ricostruzioni investigative. L'inchiesta «Oro bianco» fu però un micidiale colpo mediatico per gli inquirenti partenopei (fu oggetto di una puntata della trasmissione televisiva «Servizio pubblico», e il relativo dvd fu addirittura depositato dai pm al Riesame). Il fascicolo infatti coinvolgeva ingiustamente alcuni dei maggiori produttori caseari campani e i vertici dello stesso Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop. Ma non solo, le richieste d'arresto e di sequestro, ovviamente, provocarono un enorme danno economico all'intero comparto lattiero-caseario già sott'attacco. Eppure, quest'inchiesta fin dal principio era stata ridimensionata dallo stesso gip, nella primissima fase delle indagini preliminari, con una ordinanza di rigetto di tutte le richieste di arresto e di sequestro dei caseifici; decisione, questa, poi confermata dal Tribunale del riesame e dalla Cassazione appellati senza esito dalla Procura. Le pronunce dei giudici di merito avevano anche censurato la contestazione iniziale dell'aggravante mafiosa la cui cancellazione aveva di fatto spostato la competenza presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Da dove, però, il fascicolo per questioni procedurali era ritornato a Napoli nei mesi scorsi per essere poi definitivamente archiviato. All'imprenditore Giuseppe Mandara (assistito dagli avvocati Raffaele Pellegrino e Vittorio Guadalupi) gli investigatori erano arrivati seguendo una parallela pista (anch'essa poi fatta a pezzi dai giudici) che vedeva il coinvolgimento del clan La Torre di Mondragone nel mercato della produzione di mozzarelle e nell'azienda dei Mandara. Era stato il pentito Augusto La Torre a parlarne ai pm che avevano chiesto e ottenuto l'arresto di Mandara. Un arresto poi annullato dal Riesame e dalla Cassazione che sbugiardarono il pentito dichiarandolo inattendibile.

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