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La «scuderia» delle squillo era di otto ragazze

La procura: sei maggiorenni ingaggiate assieme alle due minori da Ieni e Pizzacalla

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Sono almeno otto. Forse anche di più. Tante, secondo la procura di Roma, le donne finite nei mesi scorsi nel giro di prostituzione gestito dal militare dell'Esercito Nunzio Pizzacalla e dal pusher Mirko Ieni, per i quali nei giorni scorsi è stata chiusa l'inchiesta e nei cui confronti si profilano ora le richieste di rinvio a giudizio per il sfruttamento della prostituzione. Due sono le baby-squillo minorenni che incontravano i loro clienti in un appartamento ai Parioli. Le altre, tutte maggiorenni, esercitavano la prostituzione in hotel e in una casa in via di Villa Chigi, non lontano da piazza Vescovio. I clienti che la procura ha identificato e indagato per prostituzione minorile sono sinora più di cinquanta. Ma è un numero destinato a crescere, perchè la posizione di altre decine di persone, riconducibili a utenze telefoniche che hanno contattato nei mesi scorsi le due studentesse di 14 e 15 anni, è tuttora al vaglio degli inquirenti. La maggior parte di loro non sa di essere stata iscritta sul registro degli indagati in questi ultimi due giorni dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi. E non tutti saranno interrogati: i magistrati sembrano intenzionati a raccogliere le dichiarazioni soltanto di quelli che si presenteranno spontaneamente in procura. La linea difensiva, comune a quei pochi che hanno avuto il coraggio di presentarsi agli investigatori, è ormai consolidata: «Non sapevo che quelle due ragazze avessero meno di 18 anni». Dichiarazioni alle quali chi conosce bene gli atti dell'inchiesta, non crede. «La loro giustificazione non porterà troppo lontano - spiegano gli inquirenti - Molti di questi clienti individuati e indagati sono padri di famiglia e genitori di ragazze che hanno la stessa età delle due squillo dei Parioli. Impossibile che non sapessero di avere a che fare con delle minorenni». E se davanti ai magistrati Ieni, ai domiciliari con il braccialetto elettronico, si è rifiutato di rispondere, le due minori hanno invece parlato a lungo durante l'incidente probatorio. Una di loro ha riferito che la sua «compagna» le aveva raccontato di un cliente che si era trasformato in ricattatore. «Mi ha detto che si è presentato all'appartamento in viale Parioli come cliente e le ha detto: "Guarda, io sono un investigatore privato, tua madre mi ha mandato qua". Quindi lei ha cominciato a dirgli che c'aveva 16 anni, dove abitava. Lui faceva capire che già sapeva e che quindi era inutile che nascondeva». Secondo il racconto della ragazzina, l'amica le avrebbe riferito di aver pregato l'uomo di non dirlo alla madre: «Non mi ricordo se lei gli ha detto ti do il doppio di quanto ti ha dato mia madre, tipo...una cosa del genere, oppure glieli ha chiesti lui. Però mi sembra che lei glielo ha detto. E lui ha detto: "Va bene. Cento euro alla settimana, se non me li dai io dico tutto a tua madre"». Il rapporto sessuale sarebbestato stato consumato, anche se lui sapeva, ormai con certezza, che lei era minore. Polemiche, infine, per il tweet del deputato di Fratelli d'Italia Massimo Corsaro, che ha definito le due ragazzine «mignotte». «Non può, un parlamentare, spingersi fino al punto in cui si è spinto Corsaro», ha detto Antonino Napoli, vicepresidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori.

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