Risarcimenti agli ebrei, la Germania rischia
Il tribunale di Firenze sospende il caso di un deportato e rinvia alla Corte Costituzionale
Sarà la Corte Costituzionale a decidere se i tribunali del nostro Paese hanno la giurisdizione per condannare la Repubblica federale tedesca a risarcire le famiglie dei deportati italiani, per i crimini commessi tra il 1943 e il 1945. Una pronuncia che, in caso di accoglimento, subisserebbe la Germania di una valanga di cause civili. E che potrebbe, di conseguenza, mettere a rischio il patrimonio immobiliare tedesco nel Belpaese, a cominciare da Villa Vigoni sul lago di Como (già oggetto di ipoteca). A rimettere la questione alla Consulta è stato il Tribunale di Firenze, con un'ordinanza del 21 gennaio scorso, che ha sospeso il giudizio di risarcimento danni avviato il 12 gennaio 2012 dagli eredi di Luigi Capissi. L'uomo venne catturato l'8 settembre 1943 e deportato in Germania dove fu ucciso in uno dei 21 lager di Kahla-Thuringa e sepolto in una fossa comune con sei mila prigionieri ridotti in schiavitù. Costituitasi in giudizio, la Repubblica federale tedesca, da un lato, ha chiesto il perdono per «i tremendi crimini di guerra perpetrati ai danni della popolazione civile inerme"» dall'altro lato, ha eccepito il difetto di giurisdizione dell'autorità italiana, basandosi su una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 3 febbraio 2012. I magistrati dell'Aja hanno stabilito che nel corso di un conflitto armato uno Stato «non può essere privato dell'immunità in virtù del fatto che lo si accusa di gravi violazioni delle leggi internazionali sui diritti umani». A questa impostazione si è adeguata l'Italia con la legge del 14 gennaio 2013, con Mario Monti premier. Ma il Tribunale di Firenze non ci sta a seguire questa lettura e ritiene che «valori fondativi non possono essere negati per effetto di una pronuncia della Corte dell'Aja». «Invocare l'eguaglianza sovrana tra gli Stati per escludere la possibilità di sanzionare le sistematiche e programmate azioni di sterminio - si legge nell'ordinanza - vuol dire rifiutare di pronunciare giustizia davanti a crimini internazionali che hanno minacciato l'umanità intera. Negare il processo civile di accertamento e condanna per le aberranti condotte del terzo Reich implica sacrificare, ancora oggi e a distanza di molti anni, il diritto ai diritti». La parola alla Corte Costituzionale.
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