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Riciclaggio, 34 in manette. Anche un magistrato del Tar

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Trasferivano all'estero denaro sporco e commercializzavano oro senza autorizzazione Coinvolti avvocati, commercialisti e due carabinieri

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Un'organizzazione criminale che riciclava in tutta Italia e all'estero denaro sporco, frutto di illecite attività, e commercializzava oro in assenza delle prescritte autorizzazioni. La guardia di finanza di Palermo, dopo lunghe indagini ed aver anche infiltrato un suo uomo nell'organizzazione, ha smascherato l'attività illecita arrivando ad arrestare 34 persone (di cui 22 tradotte in carcere e 12 ai domiciliari) e ad effettuare 85 perquisizioni. Tra le persone raggiunte dalle misure anche avvocati, commercialisti, due carabinieri e un giudice amministrativo del Tar del Lazio, tutti arrestati questa mattina dalle fiamme gialle. Tra i destinatari della misura anche soggetti operanti nell'area dell'intermediazione finanziaria e facenti capo al professor Gianni Lapis, noto avvocato tributarista palermitano, già prestanome di Vito Ciancimino. Il giudice del Tar del Lazio e i due carabinieri, «dietro la prospettiva di lauti compensi, fornivano il proprio apporto qualificato nella programmazione e nella realizzazione degli affari di cambio valuta di provenienza illecita», precisano alla Guardia di Finanza. In particolare, nel suo ufficio del Tribunale amministrativo del Lazio, il giudice Franco Angelo Debernardi avrebbe ospitato incontri tra diversi personaggi coinvolti nell'associazione per delinquere smantellata dalla Finanza e dalla Procura di Palermo. Debernardi sarebbe caduto in pieno nel tranello teso dall'agente provocatore e avrebbe accreditato il sedicente Luca Di Mauro (questo il nome utilizzato dal finanziere infiltrato), che si sarebbe presentato come rappresentante di un gruppo criminale interessato all'acquisto di divise estere da Gabrio Vazza, un altro dei coinvolti, che avrebbe dovuto procedere al riciclaggio del denaro. Debernardis, scrivono gli inquirenti, avrebbe ricoperto il ruolo di "capo e organizzatore dell'associazione". Numerosi i reati ipotizzati a carico dei responsabili dell'organizzazione: non solo associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata al riciclaggio di ingenti quantitativi di denaro in divisa estera e al commercio dell'oro, attraverso l'esercizio abusivo della professione di intermediario finanziaro con modalità tali da eludere il sistema della tracciabilità delle operazioni (aggirando il circuito bancario e consentendo di fatto l'immissione nei mercati di denaro contante), ma anche falsificazione, spendita e introduzione nello stato di monete falsificate, detenzione illegale di armi e munizionamento, truffa e violazioni alla disciplina del mercato dell'oro. Fondamentale per la ricostruzione dei fatti e l'addebito delle singole responsabilità, è stato l'impiego di un finanziere "sotto copertura" che, infiltrato nelle diverse organizzazioni, «ha partecipato alle trattative necessarie per concludere le operazioni di cambio, acquisendo così precisi elementi di prova». Le indagini hanno già permesso di sequestrare valuta straniera (principalmente dollari Usa, Won nord-coreani e Franchi svizzeri), per un controvalore complessivo superiore a 11 milioni e mezzo di euro e di denunciare 93 persone. Le attività, eseguite dalle prime ore dell'alba dalle fiamme gialle del nucleo speciale di polizia valutaria di Roma e di altri 29 reparti della Guardia di Finanza, hanno interessato le province di Palermo, Roma, Torino, Aosta, La Spezia, Milano, Varese, Como, Verona, Vicenza, Padova, Modena, Firenze, Arezzo, L'Aquila, Frosinone, Benevento, Napoli, Crotone, Cosenza, Messina e Catania.

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