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I COSTI DELLA POLITICA

Paghereste uno stipendio a questi parlamentari?

Il problema non è quanto costa un deputato. Ma quanto sa un deputato

Paghereste uno stipendio a questi parlamentari?

Costano troppo i parlamentari italiani? Beh, cominciamo col dire che costano tanto. Solo di indennità - come avrete letto ovunque negli ultimi giorni - ogni onorevole si porta a casa oltre diecimila euro lordi, ai quali vanno aggiunti benefit vari per altri sei o settemila euro. Tanti, dunque, ma non tantissimi in più di quelli che guadagnano i colleghi europei. La media delle indennità nei ventisette Stati della Ue, infatti, è di circa 8.000 euro lordi.

Sono davvero così tanti gli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama? Vero anche questo. Con poco meno di mille parlamentari, l'Italia in Europa è alle spalle del solo Regno Unito, che di onorevoli ne mantiene quasi 1.500. Ma se si analizza il rapporto tra il numero dei parlamentari e quello dei cittadini, si scopre che il Belpaese è molto più virtuoso di tanti altri.

E allora perché da giorni ci interroghiamo sul tema dei costi della politica? E' davvero solo demagogia quella di Beppe Grillo, pronto a "invadere" il Parlamento pur di far passare il ddl di Roberta Lombardi sugli stipendi agli onorevoli?

No. Il problema c'è. Ma come spesso accade la politica è brava a individuare il male, meno a suggerire il rimedio. Perché amministrare le sorti di una nazione è un lavoro delicato. Che, se effettuato in maniera dignitosa, meriterebbe forse anche più di diecimila euro lordi al mese.

Il punto è chiedersi: i nostri rappresentanti svolgono bene il proprio compito? Meritano questi stipendi? Qualche settimana fa Linkiesta ha calcolato quante leggi di iniziativa parlamentare sono arrivate a destinazione dall'agosto 2015 all'agosto 2016. Appena undici su oltre 700 presentate. Lo 0,15%. Nello stesso periodo il governo ne licenziava 37. Sostanzialmente, chi oggi siede alla Camera o al Senato è semplicemente uno "schiacciabottoni" al servizio dei leader. Colpa di un governo che agisce sempre più con l'arma del decreto legge, certo. Ma anche, forse, di un ceto politico che non ha più lo spessore del passato.

Nell'Assemblea Costituente e nella prima Legislatura oltre il 90% degli eletti avevano almeno una laurea. Nella Legislatura attuale questa percentuale è scesa al 68%. Contestualmente, gli stipendi degli onorevoli sono aumentati.

Le liste bloccate sarebbero dovute servire per portare degli "ottimati" in Parlamento. Personaggi magari non bravissimi a prendere voti, ma potenzialmente perfetti per amministrare. E' avvenuto esattamente l'opposto. Non accade solo a livello nazionale, anche nelle Regioni il meccanismo è sostanzialmente lo stesso. Un esempio per tutti: il listino bloccato del governatore Roberto Formigoni è servito per far eleggere alla Regione Lombardia Nicole Minetti. Che, senza dover neanche fare campagna elettorale, ha intascato dodicimila euro al mese fino alle dimissioni.

Più che sui costi della politica, i riformatori dovrebbero concentrarsi quindi sulla qualità della classe dirigente. Dispiace constatare che chi si erge oggi a moralizzatore è il corresponsabile di questo decadimento. Perle come "lo sbarco sulla luna non è mai avvenuto" non le hanno regalate i vecchi arnesi della prima Repubblica, ma i novelli Savonarola.

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