Scudetto Lazio '74: i gol di Chinaglia e la saggezza del "Maestro"
Le parate di Pulici, le volate di Petrelli e Martini, le chiusure di Oddi e Wilson, la sapienza tattica di Frustalupi, gli spunti di Re Cecconi e Nanni, le prodezze di Garlaschelli, i guizzi geniali di D’Amico e i gol di Chinaglia, 24 in 30 partite, roba da record. Un miracolo italiano d’inizio Anni Settanta dove dominavano austerity, terrorismo e sanguinose battaglie politiche. Una cavalcata irripetibile quando ancora era possibile vincere con pochi soldi e tante idee, un gruppo animato da lucida follia costruito da Sbardella tra acquisti mirati e cessioni dolorose (Massa su tutti), grazie ai soldi di un imprenditore come Lenzini che si indebitò pur di vincere lo scudetto.
Lazio '74, eroi da legenda: le tappe di uno scudetto da sogno
Poi, Tommaso Maestrelli, capace di gestire una banda di pazzi, abile a trasformare le risse settimanali, in un gruppo inattaccabile la domenica pomeriggio. Senza dimenticare le innovazioni tattiche del “Maestro” che divennero fonte di ispirazione dell’Olanda di Cruijff, quella del calcio totale. Il simbolo resta Giorgione, il «gobbo» come lo avevano soprannominato con disprezzo gli odiati dirimpettai cittadini, dei quali diventò ben presto l’incubo. Il dito mostrato sotto la Sud dopo una rete in un derby rappresenta la foto della storia di una squadra nata agli albori del 1900 sulle rive del Tevere: orgoglio e tradizione perché la Lazio ti prende, ti entra dentro e non ti lascia più.
Peccato solo per il destino crudele che ha colpito quegli uomini dopo lo scudetto quasi dovessero pagare un conto salato per quel trionfo inatteso ma strameritato. Ecco perché, cinquant’anni dopo, sono eroi da leggenda. Immortali.
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