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Scatta l'ora dei live in streaming, così Bono e U2 fanno sold out su YouTube

Carlo Antini
Carlo Antini

Testi e musica come ascisse e ordinate

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Una bandiera bianca sventola sul palco nella notte. Bono urla alla folla «No more» e 9 mila persone gli rispondono all’unisono. Per gli U2 il concerto «Live At Red Rocks» registrato il 5 giugno 1983 in Colorado non è stato solo una delle loro innumerevoli esibizioni dal vivo. È il momento esatto in cui il quartetto irlandese spiccò il volo, fece il salto di qualità definitivo. Il momento in cui le speranze e l’energia degli esordi si trasformarono in consapevolezza dei propri mezzi.

Il concerto fu ospitato nella suggestiva cornice del Red Rocks Amphitheatre di Morrison, vicino Denver, negli Usa. Gli U2 erano impegnati nel «War Tour», la tournée che seguì l’uscita del loro terzo album «War» pubblicato quattro mesi prima. Il Red Rocks Amphitheatre è un anfiteatro naturale poggiato su una struttura rocciosa tinta di rosso come l’ossido di ferro che macchia la propaggine più antica delle Montagne Rocciose. Il palco è montato ai piedi di un’arena scavata nella roccia che garantisce una qualità acustica eccezionale. All’epoca Bono Vox & Co. erano poco più che ventenni e scelsero questa location per urlare al mondo che erano pronti. Che volevano la pace e che gli scontri tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord dovevano fermarsi. La canzone «Sunday Bloody Sunday» è il centro e fulcro artistico del loro progetto live. Il testo racconta la terribile domenica 30 gennaio 1972, quando nella città nordirlandese di Derry l’esercito britannico sparò sui partecipanti a una manifestazione. Quattordici persone furono uccise e altrettante ferite. L’episodio passò tristemente alla storia come «Bloody Sunday» e scatenò la rivolta nazionalista contro il governo di Londra. Nel 1983, però, gli U2 non vogliono più spargimenti di sangue in nome dell’indipendenza ma cantano la tolleranza. E lo fanno dal cuore degli Stati Uniti. Il loro rock si alza dalla vertigine della prima superpotenza.

Il valore iconico e simbolico del concerto fu enorme e «Red Rocks» divenne un live indimenticabile. La pioggia incessante mise a rischio lo show fino all’ultimo minuto e gli conferì un’aura quasi mistica. Le immagini e i suoni di quella notte fecero presto il giro del mondo, trasformandosi in un album live e un video-concerto che lanciarono la band. L’eco dell’esibizione consentì agli U2 di conquistare il grande pubblico e di cominciare a scalare la montagna che li avrebbe portati sull’Olimpo del rock. Dall’anfiteatro di Denver i quattro irlandesi graffiarono l’anima dei primi fan, portando il loro rock fin nelle viscere degli Stati Uniti.

A distanza di 38 anni da quel 5 giugno 1983, tutto questo si trasforma in un concerto digitale trasmesso per la prima volta in streaming sul canale ufficiale YouTube della band. L’appuntamento è fissato per questa notte alle 2,40 (ora italiana). E l’intero live sarà visibile solo per 48 ore. Le immagini di repertorio saranno accompagnate da un altro gruppo di Dublino nominato ai Grammy, i Fontaines D.C., che apriranno il live con una performance registrata lo scorso anno.

Il programma digitale «U2: The Virtual Road» è cominciato il 17 marzo e proseguirà ancora il 1° aprile con lo streaming di «Popmart: Live From Mexico City» registrato nel 1997 nello stadio Foro Sol. In quell’occasione sarà Carla Morrison ad aprire il live. «Una delle ragioni per cui gli U2 sono tra le più grandi band della storia del rock è il loro desiderio di rompere gli schemi - assicura Sam Lunn, responsabile della Campaign Strategy di Island Records - Nessun gruppo è mai riuscito a combinare emozione, ambizione e innovazione per produrre live così brillanti. Con l’annuncio di The Virtual Road e della collaborazione con YouTube, gli U2 sono ancora una volta all’avanguardia con una serie di concerti virtuali incredibilmente emozionanti». Gli U2 accettano la sfida della modernità. Segno che la loro strada non ha ancora imboccato l’ultima curva.
 

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